mercoledì 27 gennaio 2010

Lettera aperta a Nichi Vendola

(da il manifetso del 26 gennaio 2010)

Caro Nichi, colgo l’occasione di questo comune giorno di festa per porti una domanda: perché la positiva dinamica che abbiamo messo in moto in Puglia non può essere ripetuta anche nelle altre parti d’Italia?

Nella tua regione, di fronte all’arroganza del gruppo dirigente del PD abbiamo fatto fronte comune. Prima rifiutando la proposta che tu non venissi candidato e poi con il comune sostegno alla tua candidatura nelle primarie. Questo fronte comune ha vinto e il tuo splendido risultato ne è la testimonianza.

In Puglia ha cioè funzionato nei fatti una coalizione di sinistra di alternativa, in grado di tenere un profilo politico autonomo dal PD, che è riuscito, come riuscimmo nel 2005, a vincere le primarie. Una coalizione di sinistra di alternativa che ha aperto contraddizioni nel PD proprio in quanto ha saputo agire con una soggettività propria, non subalterna o manovriera. Si è fatta una battaglia limpida, senza sotterfugi, sia sul piano politico che su quello dei contenuti e la chiarezza ha pagato.

Del resto quando ci siamo visti e sentiti nelle settimane scorse proprio questo punto avevamo messo al centro. Di fronte ad un PD che è caratterizzato da una deriva centrista, con tratti di vera e propria subalternità all’UdC, abbiamo convenuto sulla necessità di coordinare le forze della sinistra al fine di incidere positivamente nella discussione in tutte le regioni. Nella reciproca autonomia avevamo individuato la necessità di unire gli sforzi, di fare una battaglia comune, di evitare che il PD potesse metterci gli uni contro gli altri nella ridefinizione moderata del suo asse politico.

In tutta franchezza , proprio questa battaglia comune a me pare sia venuta meno. Mentre in Puglia abbiamo agito concordemente, questo non avviene nelle altre regioni d’Italia.

Non ho lo spazio per fare una disanima complessiva per cui mi soffermerò solo sul caso della Lombardia, che a me pare emblematico. In questa regione Sinistra e Libertà ha deciso di sostenere Penati a candidato a Presidente proprio mentre questo ha posto un veto sulla presenza della Federazione della Sinistra nella sua coalizione. Qui ci troviamo in una situazione incredibile: il candidato del PD decide di porre una discriminante anticomunista per far parte della sua coalizione e si caratterizza su contenuti che sono grosso modo l’opposto dei contenuti che tu hai sostenuto nelle primarie pugliesi. Sinistra e Libertà, invece di fare battaglia politica e di rompere con Penati, decide di partecipare alla sua coalizione. Mentre in Puglia la sinistra, insieme, ha ottenuto un risultato straordinario, in Lombardia Sinistra e Libertà si fa strumento del tentativo di distruzione della sinistra da parte di Penati.

Caro Nichi ti chiedo quindi di battere un colpo. Se i ricatti non si possono accettare in Puglia, non debbono essere accettati nemmeno in Lombardia. Se è possibile lavorare per l’alternativa in Puglia, deve essere possibile farlo anche altrove. La primavera non la si costruisce in una regione sola.

Paolo Ferrero

sabato 23 gennaio 2010

Petrolio, Simonetti (Prc): non rinunciare a tutela ambiente

“Adesso che la banca d’affari americana Goldman Sachs ha classificato il giacimento di petrolio e gas di Tempa Rossa uno dei 280 progetti energetici più importanti del mondo, di cui solo 15 localizzati in Europa (14 nel Mare del Nord e quindi solo Tempa Rossa sulla terra ferma), sono destinate a crescere la consapevolezza di Regione e Comuni dell’area Sauro sul valore di una sempre più rilevante risorsa strategica e le aspettative delle comunità locali”. E quanto sostiene la presidente del gruppo Prc in Consiglio regionale Emilia Simonetti.

“Per quanto mi riguarda però – precisa – le cifre del business preventivate per la Total (50% del Programma Tempa Rossa), Shell (25%) ed Exxon Mobil (25%) non cambia il mio atteggiamento che è rivolto, da una parte, a garantire benefici reali e diretti alle popolazioni residenti nel comprensorio petrolifero da allargare, con modalità e strumenti in via di adeguamento al resto delle popolazioni della regione, e dall’altra a non concedere nulla alle società petrolifere sul piano dell’impatto ambientale e di salvaguardia del territorio. Gli scenari mondiali dell’energia derivante da petrolio e gas, sostengono gli economisti americani, risentiranno nel futuro anche della produzione di Tempa Rossa, quasi a voler accreditare una tesi, non nuova e particolarmente cara ai petrolieri, che è meglio dare mano libera all’attività di estrazione e ricerca di idrocarburi da estendere ad ogni angolo di territorio lucano e, come del resto sta accadendo, persino al litorale ionico – meta pontino”.

“E’ invece il momento – dice Simonetti – di smontare il ‘ricatto’ per far valere il punto di vista delle popolazioni interessate che, proprio come quelle dell’Uganda che in questi giorni hanno detto no all’ingresso di multinazionali del petrolio senza garanzie, vogliono convivere con i pozzi del Sauro, il Centro Oli di Corleto che sarà realizzato, proprio come in Val d’Agri con il Centro Oli di Viggiano, anteponendo i diritti alla salute e alla salvaguardia delle risorse del territorio ad ogni nuovo programma estrattivo. Il modello di eco-sviluppo che immaginiamo per la Basilicata dei prossimi anni e che ci vede presente da sempre alle iniziative a fianco della mobilitazione di comitati e organismi popolari – conclude l’esponente del Prc – non può prescindere da come si affronteranno questi temi”.

Per un'alternativa di società, una giustizia uguale per tutti

da Liberazione, 23 gennaio 2010, pag. 10

di Giovanni Russo Spena e Gennaro Santoro

Quella approvata al Senato non è una legge sul processo breve ma una legge sull'estinzione dei processi. Viviamo in un attacco senza precedenti alla Costituzione e al pieno rispetto delle pre-regole di una democrazia compiuta.

Con una classe politica dimentica del recente attacco alla procura di Reggio Calabria, e dedita per la diciannovesima volta ad approvare una legge ad Berlusconi.

E non è solo l'Anm a lanciare l'allarme o il Csm ad aprire un fascicolo sulle dichiarazioni sediziose del presidente del Consiglio per le sue frasi offensive rivolte alla magistratura. Non sono soli i magistrati. Ci sono i lavoratori, gli operatori del diritto, le vittime di reato e le vittime di Stato a reclamare giustizia. Quasi ad una voce.

Lo stato di agitazione indetto dalle camere penali che diserteranno l'anno giudiziario riunendosi a L'Aquila in controplenaria, il personale amministrativo dei tribunali in sciopero per il declassamento e la dequalificazione contrattuale inferta nell'ultimo accordo integrativo siglato lo scorso dicembre.

Le mamme di Livorno che sabato scorso hanno gridato contro le morti di Stato, il popolo viola che grida sotto il Parlamento contro la truffa del processo breve.

I giuristi e i giornalisti che si stringono attorno all'appello di Antignone e de Il Manifesto sulla insostenibile emergenza umana che vivono i detenuti ammassati come galline da uova in serie; una emergenza governata "like a business" e col concreto rischio di un'ulteriore opacità delle già buie istituzioni totali.

Mentre i vari pacchetti sicurezza e le conferenze stampa dei vari Brunetta e Gelmini continuano ad essere sfornati per gettare fumo negli occhi sulla precarietà dei diritti di tutti. Per mettere gli ultimi contro i penultimi.

Lavoratori extracomunitari regolari licenziati e poi assunti in nero, immersi nel limbo del ricatto, dell'eterno pendolo del soggiorno e dell'espulsione. O nei gironi infernali dei centri di identificazione ed espulsione.

Lavoratori extracomunitari utilizzati per legittimare il peggioramento delle condizioni contrattuali di tutti i lavoratori, abbattendo i costi di produzione(e sociali), creando la figura del capro espiatorio responsabile dell'impoverimento salariale e sociale dell'autoctono.

Così, la colpa è tutta dei clandestini di Rosarno, secondo il ministro Maroni, per nascondere il fallimento della promessa dello Stato di non permettere che esista ancora la schiavitù e il degrado di masse umane ammassate in bidonville stagionali.

Così, in fin dei conti Stefano Cucchi se l'è cercata, come ha avuto modo di dire salvo poi scusarsi, il ministro Giovanardi.

Così, i quattro pilasti(per i signori del calcestruzzo) del piano carceri del governo prendono i (quattro) soldi che in precedenza venivano destinati alle già misere attività trattamentali e di reinserimento dei detenuti.

Con la controriforma in atto della giustizia si vuol far morire la giustizia, accorciando i tempi senza interventi strutturali, senza cassa, senza riformare i codici, senza depenalizzare, senza modernizzare e informatizzare gli uffici giudiziari, senza investire sulla riqualificazione degli operatori del diritto.

Una controriforma che manderà, ove approvata, al macero 100mila processi, con relativo dispendio di risorse. Una amnistia mascherata votata girando le garanzie costituzionali(a partire dalla maggioranza qualificata per l'approvazione), per favorire una sola persona, e forse castigare 100(mila) vittime di reato.

Forse è proprio dalla difesa del rispetto dei diritti fondamentali, a partire dalla pre-regola del rispetto della dignità umana sempre e comunque, dalla difesa di una giustizia uguale per tutti e non forte con i deboli e debole con i forti che la sinistra e tutte le forze dell'opposizione devono ripartire per resistere e creare un'alternativa di società. O, almeno, il sogno di una cosa.

martedì 19 gennaio 2010

Ferrero - Brai (Fed. Sinistra - Prc): Spettacolo, a fianco sciopero lavoratori contro decreto Romani

La Federazione della Sinistra e Il Partito della Rifondazione comunista sono al fianco dei lavoratori del cinema e dell’audiovisivo oggi in sciopero contro il decreto Romani e la politica del governo Berlusconi nei confronti della cultura del nostro paese.
Per poter esercitare un pieno controllo della nostra produzione culturale ed eliminare qualunque forma di pluralismo espressivo e produttivo, il governo italiano ha deciso di “chiudere i rubinetti”, così come richiesto dal ministro Brunetta.
Dopo aver tagliato drasticamente il Fondo unico dello spettacolo mettendo in ginocchio il teatro, la musica, la danza, il cinema e tutto lo spettacolo, con il decreto Romani adesso si vogliono eliminare tutte le misure di sostegno per il cinema e l’audiovisivo previste dalla legge 122 e poi dalla stessa legge “Gasparri”.
In questo modo si tenta di uccidere la libertà di espressione, di colpire a morte un’industria come quella dell’audiovisivo strategica per il futuro del paese e per la cultura; in questo modo si mettono a rischio migliaia di posti di lavoro.
Federazione della Sinistra e Rifondazione comunista daranno tutto il loro sostegno politico a tutte le lotte e le mobilitazioni che i lavoratori della cultura metteranno in atto contro le politiche del governo Berlusconi.

lunedì 18 gennaio 2010

Nardiello (Pdci): riequilibrare alleanza centrosinistra

“Se è vero che il Movimento-Partito di Rutelli in Basilicata ha sciolto definitivamente il nodo delle alleanze, schierandosi dalla parte del centrosinistra, la Federazione della sinistra ha una missione ancora più importante da svolgere: costruire l’unità del popolo della sinistra sulla base della chiarezza programmatica e conservando la piena autonomia politica e culturale dal Pd e dal centrosinistra”. E’ l’affermazione del capogruppo del Pdci in Consiglio regionale, Giacomo Nardiello.

“E’ innegabile che con l’ingresso dell’Api e, a quanto pare sinora anche dell’Udc, nella coalizione che sosterrà la ricandidatura di De Filippo – aggiunge Nardiello – si impone un riequilibrio a sinistra per evitare un eccessivo sbilanciamento verso il centro. Un primo banco di prova sarà, a breve, la scrittura del nuovo programma di governo regionale che, in continuità con quanto di buono ha fatto sinora il centrosinistra nella legislatura che sta per finire, introduca una serie di adeguamenti e novità innanzitutto nelle politiche sociali, per l’occupazione e per le più piccole comunità locali. Per la sinistra – dice ancora il capogruppo del Pdci – sono queste le priorità e il ‘discrimine’ di alleanze, comunque tutte da verificare al tavolo politico-programmatico”.

“Quanto al nuovo organigramma della Giunta regionale, il Pdci come sono certo il Prc, in attesa della Federazione e, quindi, di parlare una sola lingua, mette in guardia – dice Nardiello – da trattative sotto banco per garantire un posto ai neocentristi con assessore esterno o interno. Ogni trattativa con i neocentristi, che per noi deve avvenire solo al tavolo programmatico dei partiti di coalizione e, quindi, alla luce del sole, deve limitarsi ai soli aspetti amministrativi, chiedendo a ciascun partito di produrre il massimo sforzo per elaborare proposte credibili e che trovino condivisione nella rispettiva rappresentanza sociale. Solo in fase successiva si potrà procedere ad un confronto sulla composizione della giunta e garantire pari dignità di rappresentanza a partire dalle componenti storiche del centrosinistra e quindi della sinistra sinora tenuta fuori dall’esecutivo”.

Per Nardiello “la Federazione della sinistra è una scommessa politica che vale la pena vivere e sui cui vale la pena contare, dal momento che senza una vera sinistra e senza i comunisti non c’è prospettiva alcuna di progresso per i lavoratori e i ceti sociali più deboli. Perciò la scadenza elettorale ravvicinata ci carica di una nuova responsabilità perché senza una sinistra unita e forte la maggioranza risentirà solo dell’influenza centrista e moderata e i bisogni popolari e quelli sociali avranno più difficoltà ad affermarsi nel governo della Regione”.