domenica 5 settembre 2010

Al via il percorso unitario del nuovo soggetto giovanile della sinistra

Dispositivo approvato dall’attivo unitario del campeggio “Alternativa Rebelde 2010″

Le compagne e i compagni che hanno partecipato al campeggio “Alternativa Rebelde 2010″ valutano positivamente il dibattito che si è sviluppato in questa settimana, che ha registrato notevoli e significative convergenze tra i soggetti promotori, pressoché in tutti i dibattiti e i workshop tematici.

In particolare consideriamo positivi i due documenti politici votati dalle organizzazioni giovanili che definiscono percorsi analoghi e convergenti. Riteniamo infatti inderogabile avviare un percorso che porti entro la fine dell’anno alla costruzione di un momento costitutivo nazionale. L’urgenza di un’aggregazione politica comunista e della sinistra che, con una prospettiva di autonomia dalle forze moderate, fronteggi gli attacchi violentissimi contro la nostra generazione è sotto gli occhi di tutti e motiva il nostro impegno unitario.

Ci impegniamo affinché questo percorso sia realmente aperto e partecipato, viva a partire dai teritori e non sia ridotto alla somatoria dell’esistente. Un percorso che alluda alla necessità di unire i comunisti, le diverse esperienze della sinistra d’alternativa e le diverse soggettività critiche e anticapitaliste a partire dalle lotte degli studenti e dei lavoratori e dal conflitto sociale.

Lavoriamo affinché le due organizzazioni giovanili trovino da subito, sui territori e a livello nazionale, momenti di coordinamento tra loro e con i nuovi soggetti che si diranno disponibilli, anche allo scopo di elaborare nome, logo, progetto e priorità di intervento del nuovo soggetto politico generazionale.

Un soggetto generazionale unitario della sinistra anticapitalista

Dentro la crisi economica del capitalismo, dentro la crisi sociale e culturale del nostro Paese la nostra generazione reclama un futuro che oggi le è negato. Lavoro, salario, diritti, libertà di realizzare le proprie aspirazioni, diritto allo studio e alla ricerca, libertà di autodeterminazione del proprio corpo e del proprio orientamento sessuale. Diritto di vivere in una società equa e democratica, come sancisce la Costituzione, come hanno indicato le straordinarie lotte dei lavoratori, degli studenti e delle donne nella seconda metà del secolo scorso. In breve: diritto di progettare la propria vita. Tutto questo ci è negato da un sistema economico ingiusto e fallimentare e, in questi ultimi anni, da governi che hanno sistematicamente rappresentato gli interessi forti del nostro Paese (Confindustria, grandi banche, Vaticano).

Il capitalismo ha portato a termine la sua rivoluzione passiva, imponendo parallelamente un’ideologia che ha progressivamente scardinato le “grandi narrazioni” popolari e democratiche del Novecento e imposto una cultura dell’individualismo e dell’egoismo che ha accompagnato i processi di parcellizzazione del ciclo produttivo e di frantumazione della classe operaia.

Ma la sua opera più riuscita è stata la capacità di fare assumere sempre più alla sinistra e alle forze progressiste il proprio punto di vista, cioè il punto di vista dell’avversario di classe.

In questo scenario drammatico la nostra generazione deve battere un colpo. E all’interno di essa le forze più dinamiche che guardano ad uno scenario di trasformazione devono lavorare con l’unico obiettivo di accumulare forze allo scopo di invertire i rapporti sociali.

Non siamo soli: abbiamo attraversato l’Onda e lottato insieme ai giovani operai di Pomigliano che non si sono voluti piegare al ricatto della Fiat, abbiamo occupato scuole e Università contro i processi di privatizzazione e i tagli e abbiamo reclamato, assieme alle migliaia di giovani migranti che popolano le città italiane, diritti di cittadinanza e diritti sociali per tutti. Abbiamo fatto dell’antifascismo militante la cifra fondante della nostra identità insieme ad una nuova generazione di resistenti che ha contrastato quartiere per quartiere i rigurgiti di neofascismo, xenofobia, razzismo, antisemitismo. Abbiamo dato vita attivamente a tutti i Pride e agli appuntamenti del movimento GLBTQI consapevoli che il diritto ad un amore e ad una sessualità libere e autodeterminate sono condizioni determinanti per una società democratica. Questi sono, insieme, il nostro soggetto della trasformazione, i corpi vivi del conflitto sociale e di classe attraverso le cui lotte vogliamo costruire un’alternativa al sistema capitalistico.

Soggetti vivi, soggetti di movimento, sinistra sociale, non ceti politici, sigle, burocrazie di partito.

Il tema oggi in campo è dare uno sbocco politico autorevole e permanente a queste lotte e a questa conflittualità sociale potenzialmente rivoluzionaria. Il tema, classicamente, è quello del soggetto politico e, per questa via, quello della ricostruzione di un nesso permanente tra le due categorie (il politico e il sociale) che in questo inizio di secolo si sono in misura sempre più drammatica separate e disgiunte.

È indubbio che le/i Giovani Comuniste/i siano, a livello giovanile, l’organizzazione politica di sinistra più radicata e più riconosciuta. Lo siamo ancora, nonostante la scissione subita, gli errori compiuti, gli attuali limiti e le attuali debolezze.

Tuttavia sappiamo di essere ampiamente insufficienti per lo scopo che abbiamo indicato. Per questo dobbiamo metterci a disposizione di un percorso di aggregazione di tutte le forze, sociali e politiche, interessate a costituire, collettivamente, il punto di riferimento delle lotte e del conflitto sociale della nostra generazione. Consapevoli che non esiste oggi in Italia alcun progetto politico alternativo al nostro (all’interno del quale la persistenza e il rilancio della nostra struttura organizzata non sono in discussione) in grado di prendere il nostro posto e consapevoli che è finito il tempo della competizione sterile tra soggetti politici e organizzazioni giovanili tra loro difficilmente distinguibili.

È oggi più che mai importante dare vita a un processo di aggregazione generazionale capace di intrecciare le battaglie e le esigenze dei giovani del nostro Paese: giovani lavoratori, precari, studenti, giovani donne, migranti. Un processo che porti alla nascita di un nuovo soggetto politico giovanile comunista e della sinistra anticapitalista che, rispettando le differenze di cultura e di pratica politica di chi ne farà parte, sappia vivere come corpo collettivo.

Proponiamo, come primo terreno di aggregazione, la realizzazione di tre campagne, assieme a tutti i singoli, le associazioni, i movimenti, le organizzazioni, i centri sociali, i centri di studio, i collettivi che saranno disponibili, a partire dalla Fgci che ha già manifestato la sua disponibilità: sulla precarietà (per un salario minimo garantito e per l’abrogazione della legge 30), per i diritti civili (contro il sessismo e l’omofobia) e per il ritiro delle truppe dall’Afghanistan.

Accanto a questo occorre da subito avviare percorsi di formazione e di autoformazione, definire l’orizzonte strategico e l’immaginario con i quali competere con le forze moderate, l’avversario di classe e l’anti-politica diffusa.

L’ambizione è la costruzione di un soggetto unitario che, superando gli steccati identitari, getti le basi per la costruzione di un’ampia sinistra anticapitalista a livello generazionale. Un progetto di lungo respiro, che serva non soltanto a noi oggi ma anche a chi sarà giovane e rivoluzionario tra anni e decenni.

Proponiamo di aprire un percorso che, da oggi sino a metà novembre, veda impegnati il livello nazionale e le nostre strutture territoriali nel coinvolgimento dei singoli e dei soggetti interessati al processo unitario.

In particolare, invitiamo i territori a promuovere momenti di iniziativa e coordinamento tra tutti i soggetti interessati a costruire e ad abitare questo luogo, poiché riteniamo che il percorso debba partire dal basso e dai territori prima di giungere al momento della sintesi.

A fine anno, a completamento di questo percorso inclusivo e partecipato, terremo una grande assemblea nazionale che, raccogliendo le esperienze e le istanze dei territori, darà forma compiuta al processo individuato con la costituzione di un approdo unitario.

Il coordinamento nazionale assegna all’esecutivo nazionale il compito di raccogliere le proposte in merito al logo e al nome del nuovo soggetto elaborate con la collaborazione dei territori.

2 Settembre 2010

giovedì 2 settembre 2010

COMUNICATO STAMPA: GEOGASTOCK E RILANCIO DELLA VALBASENTO

La crisi economica della Regione Basilicata, il cui tessuto produttivo peraltro è sempre stato farraginoso e anacronistico, ha raggiunto l’apice della sua gravità e sta seriamente minando la possibilità stessa di sviluppo e riscatto della nostra terra.

Negli ultimi anni abbiamo assistito allo smantellamento del polo chimico della Valbasento, nella totale inerzia delle istituzioni locali e al conseguente crescere di disoccupazione, povertà e spopolamento dell’area. Nonostante la crisi in atto sia globalizzata, di sistema e diretta verso una vera e propria operazione di macelleria sociale, un barlume di speranza per il nostro territorio è rappresentato da alcuni importanti progetti di investimento nel settore energetico che da anni giacciono nelle oscure stanze della burocrazia regionale. Nello specifico, la società Geogastock spa, ha depositato da tempo un progetto di stoccaggio di gas utilizzando pozzi naturali dismessi ubicati nei comuni di Salandra, Ferrandina e Pisticci. Tale operazione, oltre a garantire un intervento di messa in sicurezza delle vecchie cavità e delle vecchie condutture, potrebbe rappresentare una boccata d’ossigeno per le grosse ricadute occupazionali che si avrebbero nell’immediato: si parla di circa 200 unità lavorative per 28 mesi e di circa 20 unità per il prosieguo dell’attività. In una situazione drammatica dal punto di vista economico-sociale, con famiglie disperate e giovani senza prospettive, considerando il fatto che non si intravedono rischi per la salute e il territorio (si tratta infatti di ripristinare condizioni naturali), non si riesce a capire il perché si metta in stato di quiescenza un tale investimento. Il circolo di Rifondazione Comunista di Salandra, pur sostenendo con forza lo sviluppo delle energie rinnovabili, ha espresso parere favorevole su tale progetto ed intende sostenere l’iniziativa nel tentativo di dare risposte al territorio. In questo particolare momento storico, non possiamo permettere che si perdano occasioni fondamentali per la sopravvivenza stessa delle nostre piccole comunità.

Salandra, lì 1 settembre 2010

Nicola SAPONARA

(Consigliere comunale Prc)

lunedì 30 agosto 2010

Ferrero: alleati dei democratici senza entrare nel governo

«Evitiamo gli errori del passato, evitiamo il ritorno all'Unione e il Pd a vocazione maggioritaria. Troviamo un'altra strada». Paolo Ferrero, segretario di Rifondazione comunista ha accolto positivamente l'appello di Bersani per un'alleanza democratica. Non lo convince però, la prospettiva dell' Ulivo.
Perché?
«C'è un’emergenza nel Paese e per questo va benissimo, data l'attuale legge elettorale, un'alleanza per chiudere con Berlusconi. La Federazione della sinistra, però, non è interessata a entrare nell'Ulivo».
Alleati ma distinti?
«Sì ma non equidistanti. Per intenderci: per noi fa differenza se al governo ci sta Berlusconi o Bersani. E noi preferiamo Bersani. Però al governo non ci andiamo. Perché i governi riformisti alla Prodi hanno fallito».
Restano le differenze, quindi.
«Sì, ma non sono tali da impedirci di stare insieme per sconfiggere Berlusconi o di trovare la convergenza su alcuni punti programmatici. Il nostro progetto, però, non è il governo. Abbiamo un altro obiettivo».
Quale?
«Ci poniamo il problema di unire la sinistra anticapitalista fuori dall'Ulivo. Un soggetto come la Linke in Germania. Per è necessaria una nuova legge elettorale».
Proporzionale?
«Sì, proporzionale con uno sbarramento. Sarebbe un modo per riequilibrare la dialettica politica. A quel punto potrebbero formarsi un polo di estrema destra, uno leghista, uno di destra moderata o di centro, un centro cattolico, un centrosinistra e una sinistra vera».

su la Repubblica del 29 agosto 2010

Fiat, Di Sabato (Prc): tutti a Roma in piazza il 16 ottobre

"Di fronte ad una grave violazione del diritto del lavoro e della democrazia gli interventi, tempestivi e autorevoli del capo dello Stato Giorgio Napolitano e di Mons. Giancarlo Maria Bregantini, presidente della Commissione episcopale per i problemi sociali e il lavoro della Cei, sono significativi in un momento in cui la Fiat si propone di rispondere alla crisi attraverso l'inadempienza delle leggi, dei contratti e degli stessi principi costituzionali". Lo afferma, in un comunicato stampa, il segretario regionale del Prc, Italo Di Sabato.
"La reazione della Fiat alla sentenza del giudice del lavoro di Melfi di reintegro dei tre lavoratori licenziati è scandalosa. Riportano il nostro Paese indietro di decenni. Non solo il comportamento di Marchionne è lesivo dei diritti dei lavoratori e chiaramente antisindacale, ma offende anche la magistratura italiana. Non si è mai visto nulla del genere. L'azione della Fiat mi sembra ispirata da paura e velleitarismo, ma soprattutto mi pare che non si sia abbastanza sottolineato la gravità del comportamento della Fiat a Melfi: il rifiuto di rispettare una sentenza della magistratura è un atto gravissimo. Marchionne ha scelto un modello di competizione basso, senza qualità del prodotto, che esclude il valore del lavoro e della conoscenza. Il modello di Marchionne è solo quello del taglio dei costi e quindi inizia a smantellare diritti, regole, contratti, dichiarando guerra alla Fiom e ai sindacati non concertativi scegliendosi interlocutori accondiscendenti. Se la strategia è quella di tagliare costi e basta, ci sarà sempre qualcuno che costa meno, con l’obiettivo di creare zona franca” dove i lavoratori sono soltanto numeri mettendo a tacere le lotte attraverso licenziamenti e peggioramento delle condizioni di vita e di lavoro. Tutto quello che sta accadendo rafforza la necessità di costruire una forte opposizione politica e sociale alle politiche del governo e confindustria. La manifestazione nazionale a Roma indetta dalla Fiom per il 16 ottobre per la difesa del lavoro contro la precarietà, per i diritti, per l’estensione di una vera democrazia dentro e fuori i luoghi di lavoro deve diventare un grande appuntamento affinché insieme alle lavoratrici e lavoratori si possa costruire una reale alternativa".