lunedì 8 febbraio 2010

Piani zona socio-assistenziali, Simonetti(Prc): poche risorse

“Il Piano Sociale Regionale 2000-2002 (adottato con Delibera di Consiglio regionale n. 1280 del 21 dicembre 1991) definisce una serie di elementi per l’avvio dei servizi alla persona. In particolare, individua l’assetto territoriale per la pianificazione attraverso la costituzione degli ambiti territoriali. Introduce, inoltre, il principio della sussidiarietà e della programmazione dal basso per la costruzione dei Piani Sociali di Zona. Con la rete dei servizi essenziali si gettano le basi per la costruzione di un sistema integrato dei servizi socio-sanitari sul territorio”. E’ quanto sottolineato dalla presidente del gruppo del Prc in Consiglio regionale, Emilia Simonetti.

“L’assetto organizzativo e funzionale configurato con la legge regionale n. 25 del 1997 di ‘Riordino del sistema socio-assistenziale’ – aggiunge Emilia Simonetti - avvia una fase di profonda innovazione nella programmazione e ridefinizione del sistema del welfare regionale e locale, affidando alla Regione, alle Province ed ai Comuni, la titolarità delle funzioni socio-assistenziali ed alle Aziende Sanitarie Locali ed ai Comuni, Ambiti Sociali di Zona, la realizzazione del sistema assistenziale.Dopo la costituzione del Fondo Sociale Nazionale, le risorse confluiscono nella disponibilità della Basilicata per finanziare i Piani Sociali di Zona. I dati forniti dal Formez indicano che l’aumento delle risorse destinate ai Piani di Zona nella nostra regione risultano modeste. La mozione, da me presentata il 5 febbraio 2010 – ricorda la consigliera - impegna la Giunta regionale a potenziare le dotazioni finanziarie ai Piani di Zona, affinché siano soddisfatte le esigenze del territorio, a partire da quelle più urgenti: servizi agli anziani, ai minori, ai portatori di handicap, agli aventi diritto ad aiuti economici, le famiglie e gli immigrati. La mozione – spiega -vuole fare emergere le criticità sul finanziamento dei Piani Sociali di Zona che evidenziano la inadeguatezza dei fondi con l’impossibilità concreta di rispondere ai tanti bisogni dei cittadini. Il Piano resta lo strumento indispensabile per sviluppare e innovare il sistema socio-assistenziale della nostra regione. Un sistema regionale socio-assistenziale ancora molto parlato (nei documenti, nelle leggi, nei progetti-obiettivo, nei convegni) e poco concretizzato nella realtà (nelle sedi dove si fanno le scelte, nella fase della erogazione e sui territori). E’ evidente – evidenzia Simonetti - che il primo nodo da sciogliere è quello delle risorse che non possono essere solo di trasferimento statale, ma anche frutto di scelte programmatiche ed economiche che devono vedere un approccio nuovo nell’organizzare le risposte da dare ai bisogni dei cittadini. La Regione – conclude - deve rispondere concretamente alla domanda che proviene dal territorio in termini di programmazione, indirizzo e risorse”.

venerdì 5 febbraio 2010

Nucleare, Prc Basilicata: mobilitazione e referendum popolare

“La decisione del Governo Berlusconi di impugnare davanti alla Corte Costituzionale le legge regionale della Basilicata (unitamente a quelle delle regioni Pugia e Campania) che impedisce di costruire centrali nucleari sul territorio lucano è una scelta sbagliata e miope, oltre che in palese violazione dei poteri delle Regioni italiane sancite dalla Costituzione e dalla riforma del federalismo”.
E’ quanto afferma in una nota il segretario regionale del Prc di Basilicata, Italo Di Sabato che aggiunge: “La regione Basilicata è sotto attacco ed ha fatto benissimo ad opporsi alla dissennata rincorsa del nucleare , cui ricorre questo Governo infischiandosene della volontà popolare”.
“Per ribadire tale volontà ci stiamo preparando a raccogliere, come Rifondazione Comunista e comitati ambientalisti e antinucleari, le firme per un nuovo referendum popolare che ribadisca il secco no del popolo italiano e lucano al ritorno al nucleare”.

Istruzione, Frammartino(Prc): no alla riforma Gelmini

In merito alla riforma Gelmini interviene il segretario provinciale del Prc di Matera, Ottavio Frammartino che in una nota definisce “scellerata in quanto garantisce “meno futuro”, soprattutto perché il riordino enfatizza la gerarchia sociale e gentialiana del saper fare sottoposto al sapere, e separa nettamente i percorsi di istruzione, senza peraltro garantire a tutti i ragazzi entro l’età dell’obbligo di istruzione, i saperi e le competenze necessarie per affrontare con consapevolezza e adeguati strumenti l’età adulta”.

Ci saranno - prosegue - meno soldi, meno ore, meno
insegnanti. Otto miliardi in meno entro il 2012, qualche decina di migliaia di
docenti in meno nei prossimi due anni. Chi avrà mezzi accederà al liceo, chi non se lo potrà permettere dovrà accontentarsi degli istituti tecnici e professionali. E così, nell’età della conoscenza e della tecnologia, il Governo italiano nega all’istruzione tecnica la dignità di un percorso che consente di conseguire i diritti di cittadinanza, come invece accade al percorso liceale tra l’altro spogliato sia del percorso del bilinguismo sia dell’introduzione dell’informatica con l’abolizione della sperimentazione dei Pmi .
Inoltre le ricadute sui precari e gli insegnanti saranno drammatiche viste che sono comunque più di 17.000 le cattedre che dovranno essere tagliate, e ancora una volta il prezzo più alto lo pagherà il Sud ed i suoi ragazzi.

A tutto questo – conclude Frammartino - chiediamo da subito a tutte le forze dell’opposizione, ai precari, ai docenti e Organizzazioni sindacali, da subito di aprire una stagione di mobilitazione contro questa riforma”.

Soave(Pdci-Basilicata): Matera esperienza di laboratorio nazionale

“L’esperienza di Matera della Federazione di Sinistra che oltre ai due partiti comunisti e a Socialismo 2000 registra importanti adesioni di singole personalità della sinistra, esponenti di associazioni e della società civile va ben al di là della realtà politica materana, perché le elezioni di primavera costituiscono un banco di prova per l’opposizione al Governo Berlusconi e dunque l’esito delle elezioni regionali non è affatto neutro rispetto agli scenari della politica nazionale”. E’ quanto sostiene Giovanni Soave, segretario regionale del Pdci-Federazione della Sinistra sottolineando che “l'idea di sconfiggere la destra nel maggior numero di regioni non è un tema secondario come non lo è per i cittadini lucani la riconferma del centrosinistra alla guida della Regione, per noi, con il baricentro di governo meno centrista e più verso le sensibilità sociali e popolari. Anche per questo – aggiunge Soave – la sinistra lucana ha una responsabilità maggiore in questa consultazione elettorale: bilanciare l’arrivo di nuovi alleati centristi e soprattutto stoppare trattative di organigrammi per imporre invece quelle sull’adeguamento del programma della nuova legislatura. La stessa vicenda del listino di maggioranza – continua il segretario del Pdci – denota l’esigenza, che in verità noi abbiamo sostenuto dal primo giorno dell’insediamento del Governatore De Filippo, di una “cabina di regia” organica per il centrosinistra capace di definire tempi e modi di riforme e provvedimenti per evitare appunto la figura rimediata ieri dal Consiglio anche se le responsabilità sono comunque del Governo e del Pdl lucano che ha soffiato sul fuoco per bloccare l’avvio di una riforma elettorale che doveva essere approvata, nelle forme e nei modi dovuti, già da qualche anno.
E’ necessario dunque – conclude Soave - invertire la distruttiva tendenza alla divisione e alla frammentazione che ha sinora caratterizzato la sinistra di alternativa. Vogliamo costruire l’unità sulla base della chiarezza programmatica e della piena indipendenza politica e culturale dal centrosinistra. Ci poniamo quindi l’obiettivo di costruire la Federazione in relazione ai movimenti e alle lotte sociali, al fine di sconfiggere il berlusconismo – moderna espressione del sovversivismo delle classi dirigenti e della cultura reazionaria - e di costruire l’alternativa sul piano sociale, politico e culturale”.

giovedì 4 febbraio 2010

Governo impugna leggi regionali di Puglia, Campania e Basilicata

L'esecutivo sottoporrà alla Corte Costituzionale le normative che impediscono la costruzione di centrali sul territorio delle tre Regioni. Il ministro Scajola: una decisione "necessaria per questioni di diritto e di merito, per evitare un precedente pericoloso"

ROMA - Il consiglio dei Ministri ha deciso di impugnare davanti alla Corte Costituzionale le leggi regionali di Puglia, Basilicata e Campania che impediscono di costruire centrali nucleari sul loro territorio. Una scelta fatta dall'esecutivo su proposta del ministro dello Sviluppo Claudio Scajola d'accordo con il ministro per gli Affari regionali Raffaele Fitto.

"L'impugnativa delle tre leggi è necessaria per questioni di diritto e di merito - afferma Scajola - In punto di diritto le tre leggi intervengono autonomamente in una materia concorrente con lo Stato (produzione, trasporto e distribuzione di energia elettrica) e non riconoscono l'esclusiva competenza dello Stato in materia di tutela dell'ambiente della sicurezza interna e della concorrenza (art. 117 comma 2 della Costituzione)". "Non impugnare le tre leggi - continua il ministro dello Sviluppo economico - avrebbe costituito un precedente pericoloso perché si potrebbe indurre le Regioni ad adottare altre decisioni negative sulla localizzazione diinfrastrutture necessarie per il Paese".

"Nel merito - prosegue Scajola - il ritorno al nucleare è un punto fondamentale del programma del governo Berlusconi, indispensabile per garantire la sicurezza energetica, ridurre i costi dell'energia per le famiglie e per le imprese, combattere il cambiamento climatico riducendo le emissioni di gas serra secondo gli impegni presi in ambito europeo".

Dopo aver chiarito che l'esecutivo "impugnerà tutte le eventuali leggi regionali che dovessero strumentalmente legiferare su questa materia strategica per il Paese", il ministro conferma che "al prossimo Consiglio dei ministri del 10 febbraio ci sarà l'approvazione definitiva del decreto legislativo recante tra l'altro misure sulla definizione dei criteri per la localizzazione delle centrali nucleari".

"La questione nucleare è di rilevante importanza per le strategie di politica economica ed energetica del governo, e investono un punto fondamentale nei rapporti fra competenze statali e regionali. L'art. 7 del decreto-legge n. 112/2008, convertito in legge n. 133/2008, definisce la strategia energetica nazionale posta in essere, perseguendo, fra l'altro, l'obiettivo della realizzazione nel territorio nazionale di impianti di produzione di energia nucleare", aggiunge Scajola ricordando poi che "sulla medesima questione si è già pronunciata nel senso esposto la Corte costituzionale".ù

(4 febbraio 2010 - La Repubblica)