mercoledì 3 febbraio 2010

Elezioni Matera: formazione unitaria della sinistra

“Le imminenti amministrative del comune di Matera vedrà la nascita di una nuova aggregazione politica: “La Sinistra Unita per Matera”che è l’impegno della Federazione del Prc, Pdci, Sinistra Sinistra Ecologia e Libertà, diverse Associazioni della Sinistra, oltre a diverse personalità della società civile per promuovere una formazione unitaria della Sinistra materana”.
E’ quanto si legge in una nota congiunta dei responsabili provinciali del Prc, Pdci e Sel di Matera, Frammartino, Mandile e Rivelli.

”Una scelta - proseguono gli esponenti politici - che si propone un obiettivo originale, importante e cioè che la Sinistra si presenti unita con un unico simbolo, un’unica lista alle prossime elezioni amministrative della città di Matera, ancorando ad un programma comune nomi e volti rappresentativi del rinnovamento. La Sinistra Unita è un progetto rivolto alla città di Matera, ma anche il primo seme per costruire l’unità a Sinistra , un progetto inclusivo, aperto e libero, per affermare una nuova stagione della militanza, dell’impegno civile ed etico.
E’ la casa – affermano - che oggi noi possiamo ragionevolmente fondare insieme facendo tesoro della saggezza e della speranza che i nostri tanti errori ci affidano. Una formazione robusta e permeabile che sceglie, con tutte le discontinuità che ciò comporta, la via della partecipazione, del dialogo e della responsabilità Un luogo in cui poter riconciliare politica e quotidianità, pratiche di Governo e forti idealità in un percorso condiviso tra le diverse formazioni della Sinistra ed oltre loro. Una scelta convinta che attiva processi nuovi, non semplici, ma fatti di proposte programmatiche che partono dall’obiettivo prioritario dell’esigenza di dare un Governo trasparente e partecipato alle Amministrazioni locali, dove torni a governare la sovranità del cittadino, che metta al centro le politiche sociali devastati nei due anni del Governo della destra di Buccico, che si carichi e sappia dare voce al grido disperato dei tanti cassaintegrati del distretto del salotto, che sappia rilanciare con politiche di promozione culturale il territorio e così dare ossigeno al piccolo commercio e ai servizi , rilanciare il tema della ricchezza ambiente della città di Matera come valore identitario e contro vecchi e nuovi tentativi di speculazione edilizia.
Questa aggregazione - sostengono Frammartino, Mandile e Rivelli - ha anche l’ambizione di riprendere un cammino indispensabile di rinnovamento della politica, rigenerarne attese e partecipazione, produrre una visione strategica condivisa dalla Comunità materna cui ancorare azioni di salvaguardia del territorio e delle sue potenzialità economico-culturali ma anche rilanciare ed dare visibilità alle eccellenze.
Rispetto al tema delle alleanze – concludono - poniamo la nostra indisponibilità ad allearci con chi non si riconosce nel valore strategico del centrosinistra alternativo alla destra berlusconiana e peggio ancora pratica la politica dei più forni legata al solo potere e becero trasformismo. Dunque programmi alternativi e coalizioni omogenee e coese per dare alla città un Governo popolare e democratico”.

Di Sabato(Prc-Basilicata): sostegno ai lavoratori Fiat

"Rifondazione Comunista della Basilicata sostiene ed aderisce allo sciopero di otto ore indetto dalla Fiom Cgil in tutto il gruppo Fiat". Lo riferisce il segretario regioanle del Prc, Italo Di Sabato. "Non possono essere i lavoratori a pagare piani industriali che non funzionano. L'atteggiamento del gruppo Fiat, che ha messo in cassa integrazione per due settimane tutti gli stabilimenti italiani, il che vuol dire fermare il lavoro e la produzione di oltre 30 mila lavoratori, è la stessa che si è risanata e offre alti dividendi ai suoi azionisti grazie ai soldi dello Stato.
Oggi Fiat vuole scaricare ancora una volta i suoi costi e i suoi errori strategici sulla collettività. Il ministro Scajola, e il Presidente della Regione De Filippo invece di continuare ad abbaiare alla luna e fingere d'indignarsi, intervengano in modo deciso e netto, obbligando il gruppo Fiat a non chiudere nessuno stabilimento Fiat e dell'indotto.
Altrimenti, e cioè ove la Fiat continui nella sua strategia di dismissione degli stabilimenti italiani, il governo prenda il coraggio a due mani e dia luogo alla nazionalizzazione del gruppo Fiat".

martedì 2 febbraio 2010

Parco cantine, Nardiello: svolta gestione risorse rurali

“L’approvazione ieri in Consiglio regionale della legge di istituzione del Parco urbano delle cantine di interesse regionale che, oltre alla mia firma porta quelle di Emilia Simonetti (Prc) e Franco Mollica (Fdc), segna una svolta per la promozione e la valorizzazione del nostro patrimonio rurale che non si limita al vino e che avvia una nuova fase nel settore del turismo enogastronomico”.
E’ il commento del capogruppo del Pdci in Consiglio regionale, Giacomo Nardiello, sottolineando che “va riconosciuta la caparbietà del precedente capogruppo Pdci alla Provincia di Potenza, Raffaele Soave, che per primo ha costruito la proposta poi approdata in Consiglio provinciale e successivamente in quello regionale e l’ha sostenuta, senza risparmio di energie, con decine e decine di azioni istituzionali, politiche e sul territorio”.

“L’ obiettivo centrale da perseguire adesso – sottolinea Nardiello – è quello di un completamento ed aggiornamento della legge regionale n. 7 del 2000 di ‘Disciplina della strada del vino, dell’olio e dei prodotti tipici agro-alimentari’, dando continuità alle numerose iniziative che si svolgono ogni anno in numerosi Comuni lucani, con sagre e manifestazioni, vedi Rapolla, Barile, Roccanova, Pietragalla e Sant’Angelo Le Fratte. Il passo successivo – afferma Nardiello - deve essere quello dell’inserimento in un progetto di itinerario eno-gastronomico che ha come punti di forza gli altri prodotti tipici e di qualità e le risorse naturalistiche, ambientali e turistiche verso l’istituzione dei Distretti Rurali di qualità. La Strada del Vino che la Regione ha già individuato per l’Aglianico del Vulture, attraverso una legge regionale è un altro progetto strettamente collegato da perseguire attraverso una sinergia istituzionale Comune – Provincia – Regione”.

“Con il Parco delle Cantine urbane – continua Nardiello – inoltre, si intende promuovere e valorizzare un sistema integrato di offerta turistica che si snoda per un intero percorso lungo il quale si collocano luoghi del vino visitabili (vigneti, aziende, cantine) e attività imprenditoriali collegate (ristoranti, alberghi, agriturismi, enoteche). Tutto ciò per realizzare programmi di itinerari enoturistici ed enogastronomici. Come è noto il nostro Paese è conosciuto nel mondo come luogo di vacanza, come un Paese di cultura e d'arte ed anche per la qualità dei suoi vini. Anche sull'onda del crescente favore per il turismo ‘alternativo’ – specifica Nardiello - quello del vino è destinato ad intercettare sempre più importanti quote di mercato; infatti, secondo una ricerca sempre del Censis, entro 3/5 anni, l'enoturismo dovrebbe passare dagli attuali 3 a 5 milioni di arrivi, da 8 a 15 milioni di presenze, da 3.000 a 5.000 miliardi di business”.

“I segreti del successo – spiega Nardiello – sono riconducibili al fatto che il vino, che è sempre meno alimento base e sempre più occasione per migliorare stile e qualità della vita, è ormai un valido motivo per alimentare la fantasia alla scoperta di territori, esplorazioni di cantine, ricerca di prodotti, assaggio di cucine, convivialità inattese. Questo scenario, scaturito da ricerche sociali, conferma che l'enoturismo è insomma il volano più efficiente, in presenza però di strategie di territorio e con standard di qualità elevati, per muovere flussi, grazie al mix dei suoi principali elementi, cultura, paesaggio, vino, cucina, arte, prodotti agroalimentari, artigianato artistico”.

Comuni, Simonetti(Prc): rilanciare "questione centri minori"

E’ necessario rilanciare la ‘questione Piccoli comuni’. Nei primi otto mesi del 2009, denuncia impietosamente l’Istat, la Basilicata ha ‘perso’ 1.100 persone, scendendo complessivamente sotto i 590mila abitanti”. A sostenerlo è la presidente del gruppo Prc in Consiglio regionale, Emilia Simonetti, per la quale “il programma legato al Fondo di Coesione, nonostante con la Finanziaria Regionale 2010 sia stato triplicato attingendo alle royalties del petrolio, dimostra la propria inadeguatezza a tamponare lo spopolamento demografico”.

Nel sottolineare che “il decremento è più evidente nella provincia di Potenza (386.644 all’ 1 gennaio 2009, 385.866 al 31 agosto 2009) rispetto a quella di Matera (203739 all’ 1 gennaio 2009, 203633 al 31 agosto 2009)”, Simonetti afferma che “soprattutto nei centri minori la condizione di disagio delle famiglie è più grave. Basti pensare che a Teana si vive in media con meno di 400 euro al mese e che, in almeno una ventina di Comuni della provincia di Potenza il reddito procapite non supera i 600 euro al mese. E a tutto ciò si deve aggiungere la carenza sempre più accentuata di servizi primari, come testimonia il caso di Calvera, di cui si è occupato persino la stampa nazionale, che è l’unico comune d’Italia senza un negozio di generi alimentari. Anche l’iter del provvedimento di riforme istituzionali – continua Simonetti - che con la riduzione delle Comunità Montane introduce le Comunità Locali, per mettere insieme più municipi tenuto conto che sono ben 24 in provincia di Potenza i Comuni al di sotto dei mille abitanti, ha subito nell’ultimo scorcio di legislatura, una battuta d’arresto inspiegabile”.

“Solo con un pacchetto di servizi civili e sociali e con un piano straordinario di lavoro – conclude Simonetti – sarà possibile arginare l’emorragia demografica ed evitare la scomparsa, nel prossimo decenni, di intere comunità che hanno una tradizione di cultura popolare e di identità civile da difendere”.

La politica sui tetti

di Roberta Fantozzi

Prendo a prestito, rovesciandolo, il titolo dell'editoriale di Loris Campetti di ieri sul Manifesto "Sinistra: la politica non sale sui tetti" per invitare a partecipare alla Conferenza delle lavoratrici e dei lavoratori di Rifondazione comunista che si svolge oggi e domani a Torino. Non è una polemica con Campetti che se la prende principalmente con il Pd e che non è obbligato a conoscere quello che sta facendo Rifondazione, partito oggi certo non al centro dei riflettori. Semmai è un invito pubblico ai nostri lavori. Lo prendo a prestito perché le cose che scrive rappresentano il senso di quello che stiamo cercando di fare e di cui la conferenza di Torino non è che una tappa. La «scelta di ricostruire un'iniziativa permanente sul lavoro e di fare del radicamento nei luoghi di lavoro un nodo fondante della nostra identità», come scriviamo nel documento che ha indetto la conferenza, è un obiettivo vero che, in mezzo a mille difficoltà, questo partito sta cercando di perseguire. Non ovunque con la stessa determinazione né la stessa capacità, con moltissimo lavoro da fare, per rompere separetezze e burocratismi, per rispondere alle tante inadeguatezze di cui siamo consapevoli, ma qualcosa sta succedendo, un cambiamento è in corso, una possibilità è aperta.

La conferenza di Torino diversamente da quanto è accaduto in altre circostanze, non è un appuntamento nazionale calato dall'alto. Pur nella coincidenza con la discussione sulle elezioni regionali, il bilancio è di oltre cinquanta conferenze provinciali e due conferenze regionali svolte. Non tutte riuscite allo stesso modo, ma molte in cui si sono viste cose nuove e positive. Moltissime in cui sono intervenuti lavoratori e lavoratrici non iscritti a Rifondazione, ma impegnati nelle lotte in corso riconoscendo un percorso compiuto assieme, il bisogno di costruire un campo di forze in cui la messa in comunicazione delle reciproche fragilità - quella dei lavoratori come la nostra - potesse ricostruire un'efficacia. Perché le nostre compagne e i nostri compagni nelle lotte stanno provando a starci, costruendo reti di solidarietà con le "arance metalmeccaniche", cercando di dare un contributo in ogni singola vertenza. Dare continuità a questo lavoro, indagarne criticità e limiti, sperimentare, correggersi non è un optional. E non soltanto per evitare che alle prossime elezioni vada in onda nuovamente il "tradimento" degli operai che votano a destra. Ma perché in assenza di questo non c'è per noi politica che tenga. L'oscuramento dei conflitti, la rimozione del lavoro dallo spazio pubblico non è un invenzione. Quantificata crudamente da un articolo di Ilvio Diamanti di qualche giorno fa la cancellazione dai grandi apparati mediatici delle condizioni di lavoro e dell'ansia sociale che la crisi genera. Né è un'invenzione la rimozione del lavoro dalla politica, dai dibattiti per il prossimo appuntamento elettorale, tutto giocato sullo schieramento più ampio da costruire, la sommatoria dei pezzi da mettere assieme, la rincorsa all'accordo con l'Udc come asse strategico del Pd, di per sé impedente di un bilancio vero degli esiti di un trentennio di politiche liberiste, quelle che hanno portato alla più grave crisi economica e sociale del dopoguerra. La Conferenza di Torino è per noi un passaggio di ricerca e al tempo stesso di iniziativa. Vogliamo capire di più delle lotte in corso di cui pure siamo parte: cosa si determina nella vita di tante lavoratrici e lavoratori, costretti dalla necessità a diventare improvvisamente protagonisti di lotte radicali, di percorsi acceleratissimi di presa di coscienza, dopo anni di solitudine e delega. Vogliamo capire come si possano mettere in connessione le lotte, concretamente, con quali percorsi individuare obiettivi generali che vengano vissuti come obiettivi decisivi anche oltre le singole vertenze, ricostruendo una narrazione e un progetto che sedimentino soggettività. Vogliamo discutere della crisi, le dinamiche distruttive che mette in campo ma soprattutto della costruzione di un progetto di alternativa capace di parlare a livello di massa, di rendere "desiderabile" una prospettiva di trasformazione e di come questo implichi la rimessa in discussione del rapporto tra vita e lavoro: produzione, riproduzione sociale, riproducibilità della natura. Discuteremo della nostra piattaforma per ricomporre il lavoro, e riconquistare diritti. Delle iniziative che stiamo preparando come Federazione della Sinistra a partire dai referendum contro la precarietà e la legge 30. Di salario diretto e indiretto, fisco e welfare. Di politiche industriali e intervento pubblico. Di come continuare nell'iniziativa contro l'accordo separato, a partire dal sostegno alla proposta di legge presentata dalla Fiom sulla democrazia sindacale. Di come contribuire alla riuscita dello sciopero generale della Cgil. Discuteremo di sindacato: il percorso positivo di ricomposizione messo in atto dai sindacati di base, il congresso della Cgil che ci preoccupa, per un clima che ci pare troppo aspro, in una discussione in cui vorremmo che le differenze e la presenza di più documenti fosse vissuta davvero come una possibilità di esercizio democratico, una risorsa e non un problema, per il dispiegarsi del dibattito. Abbiamo invitato ai nostri lavori interlocutori esterni, economisti, ambientalisti, femministe, perché pensiamo che la difficoltà del presente si affronta solo se si ricostruisce un circuito tra ricerca e pratiche sociali, rompendo le separatezze, ricostruendo in maniera permanente una sorta di nuova università popolare. Parleranno soprattutto le lavoratrici e i lavoratori, della Fiat, di Eutelia, di Alcoa, dell'Ispra dei tanti luoghi in cui sono aperti conflitti duri e difficili. In uno dei tanti racconti delle lotte che hanno segnato questi mesi, un lavoratore di una vertenza che non ha vinto ha detto «questa lotta mi ha cambiato la vita e quello che oggi ho non lo voglio perdere». Attrezzare il partito, il campo della sinistra di alternativa a questa sfida è la responsabilità, grande, che sentiamo. Perché la politica della sinistra oggi non può che stare sui tetti.