mercoledì 13 gennaio 2010

Dove lo Stato non esiste più

Duemila persone in strada per dire “non siamo razzisti” In un paese dominato dalla criminalità organizzata.

Rosarno. La Calabria è una bomba pronta ad esplodere e la miccia è a Rosarno. Bisogna venire qui per toccare con mano le piaghe provocate dall’abbandono: disperazione, bisogni veri, impotenza, rabbia antica. Una miscela pericolosissima che qualcuno sta maneggiando con estrema raffinatezza. Bastava vedere la manifestazione di ieri. Duemila persone. I negozi del paese sbarrati. Un corteo silenzioso e rabbioso. Contro “lo Stato che ci ha abbandonato”, “i mass media che ci criminalizzano”. Noi che “non siamo razzisti”. Questo diceva l’unico striscione che gli organizzatori del “comitato spontaneo” hanno consentito di esporre. Severamente vietati gli altri. Lo si è capito a metà corteo quando tre ragazze-tre del locale liceo srotolano il loro. “Speriamo di poter dire c’era una volta la mafia”. Un oltraggio nel paese dei Pesce e dei Bellocco, capi di quella ’Ndrangheta che qui è padrona di tutto. Della vita dei rosarnesi e del loro futuro, delle arance che marciscono sugli alberi e del destino dei “negri”. “Chiudetelo”, impone uno degli organizzatori, “abbiamo dato direttive precise”. Le ragazze capiscono e lo arrotolano mestamente. Non c’è libertà nel paese dei signori della ‘Ndrangheta, dove il ricordo di Peppino Valarioti, consigliere comunale del Pci, ucciso la sera dell’11 giugno 1980 dalla mafia delle arance a trent’anni, è ormai sbiadito.

Scoloriscono i murales che raffigurano un “Quarto stato” calabrese. Il monumento alle vittime della mafia arruginisce offeso dall’incuria e dalle deiezioni dei cani. Tante facce nel corteo. Di onesti e mala-carne. Tanti interessi, tantissimi bisogni. “Il lavoro nero colpisce anche noi giovani calabresi”, dice una ragazza ai cronisti. Bersaglio degli insulti quando finisce la manifestazione. In prima fila nel corteo ci sono anche uomini e donne di colore, sono gli integrati, quelli che qui vivono da anni nelle case disastrate del centro storico. Gli altri, le braccia a poco prezzo, sono tutti andati via dall’inferno della “Rognetta” e della “Ex Opera Si-la”. Spontaneamente cacciati. Non servivano più e quei lager erano monumenti alla vergogna. Sulla protesta una regia accorta. Opera di Mimmo Ventre, ex assessore della giunta comunale sciolta per infiltrazioni mafiose. Trascina in prima fila un uomo di colore. “Vieni Mustafà”. Un ragazzo lo rimprovera: “Si chiama Hussein, chiamiamoli almeno con il loro nome”. L’ex assessore fa spallucce e se ne fotte. “Ma questi si chiamano tutti Mustafà”.

Già gli organizzatori, le menti politiche che hanno cavalcato la protesta e che fanno a gara per conquistare microfoni e telecamere. Soprattutto per dire che “a Rosarno lo Stato non c’è, qui c’è un commissario della Prefettura”. Nominato dall’Antimafia perché i Pesce e i Bellocco erano ormai diventati i padroni del comune. “Nel sistema politico e dell’informazione, il subdolo esercito degli strumentalizza-tori asserviti è il cancro della nostra società”. Tre cartelle, linguaggio da Ventennio. Firmate Sante Pisani, che ha mobilitato il suo “Partito dell’Alleanza”, per difendere i rosarnesi . Pisani di arance se ne intende. Troppo, per i magistrati della Procura di Palmi che hanno scoperto una truffa di 45 milioni di euro ai danni dell’Unione europea proprio sui contributi alla coltivazione degli agrumi. Per l’accusa lo sdegnato rosarnese onesto sarebbe stato una delle menti che gestirono il business.

Ma dietro la protesta dei cittadini di Rosarno non c’è solo questo. Dietro la violenza esplosa nei giorni scorsi non c’è solo la ‘Ndrangheta, con i rampolli delle “famiglie” mandati a fare le barricate e il ti-rassegno contro i neri. “Lo Stato non c’è”. Ed è vero, ma quando lo Stato si presenta con il volto umile e la determinazione di un suo funzionario donna scoppia la rivolta. Maria Giovanna Cassiano, di professione funzionaria dell’Inps, vive sotto scorta. Un anno fa denunciò lo scandalo dei falsi braccianti (mille solo a Rosarno) e delle cooperative fasulle che assumevano mogli, figli e fratelli di mafiosi. Una sola cooperativa arrivò a produrre un monte salari di 1 milione e 800 mila euro senza lo straccio di un documento contabile. C’era posto per tutti, per i “braccianti da bar” e per qualche “lavoratore” in galera che percepiva regolarmente tutte le indennità (disoccupazione, malattia, pensione) previste dall’Inps. Uno scandalo da 15 milioni di euro. Quando l’inchiesta passò nella mani del procuratore Leonardo Leone de Castris, e dall’Inps arrivò l’ordine perentorio di sospendere i pagamenti sospetti, scoppiò la rivolta. “Così si è messa in ginocchio l’economia della zona” , tuonò un assessore del comune. Antonio Caravetta, politico di spicco dell’Udc, denunciò “l’arroganza e l’insensibilità nei confronti di tanti lavoratori agricoli”. E furono scontri, blocchi della Statale Jonica. Proteste. Maria Giovanna Cassiano, volto gentile dello Stato onesto, finì sotto scorta.

Esplode Rosarno, esplode la Calabria. La terra che brucia, come racconta in un suo bel libro l’antropologo Francesco Minervino. Bruciano i suoi boschi d’estate e le speranze dei calabresi onesti divorate da “famelici stomaci” politici. Già la politica. Assente a Rosarno. Nei lager di “Rognetta” e dell’Opera Sila, c’erano tre cessi chimici per centinaia di disperati. Dei soldi promessi per l’accoglienza degli schiavi neppure un euro. Convegni e consulenze sull’immigrazione, alla regione e alla provincia , tanti. La politica pensa alle elezioni regionali. Nel Pd è ormai regolamento di conti tra il governatore uscente, Agazio Loiero, e gli altri pezzi da novanta del partito. Da una parte Peppe Bova, politico eterno, dall’altra Doris Lo Moro, ex assessore alla disastrata sanità. Stravinsero nel 2005, ma il blocco di potere che li portò al governo col 65% dei voti ha cambiato cavallo. Scelgono il centrodestra, soprattutto i consiglieri regionali uscenti gravati da pesanti accuse per mafia. Arricchiranno le liste a sostegno del sindaco di Reggio Peppe Scopelliti. E guai a chi nel centrodestra si azzarda a chiedere pulizia. “Attento o farai la fine di Fortugno”. Francesco il vicepresidente della regione ucciso nel 2005. Inizia così la lettera anonima arrivata sul tavolo di Luciano Marranghello, un sindaco dirigente del Pdl di Cosenza.


da Il Fatto Quotidiano del 12 gennaio 2009

martedì 12 gennaio 2010

Ambiente, Frammartino(Prc): Preoccupati per denuncia radicali

"Desta preoccupazione la denuncia di Bolognetti, segretario regionale dei Radicali Lucani a riguardo l’inquinamento dell’acqua in Basilicata". E' quanto afferma, in un comunicato stampa, il segretario provinciale materano di Rifondazione comunista, Ottavio Frammartino. "Il segretario dei Radicali arriva a tale conclusione - sostiene Frammartino - dopo essere venuto a conoscenza delle analisi chimiche effettuate dall’Ufficio risorse idriche dell’Arpab, da cui emergerebbe una contaminazione da sostanze chimiche tossiche e un’abnorme presenza di coliformi fecali, in parole povere queste analisi evidenzierebbero un inquinamento di origine biologica e di inquinamento chimico di origine industriale. La stessa presenza del Bario al di sopra dei limiti consentiti dalla legge, è plausibile se teniamo conto - continua l'epsonente del Prc - che tale composto è utilizzato per fare fango perforante dalle industrie di gas e petrolio che certamente da noi non mancano, e tale sostanza può causare in una persona difficoltà di respirazione, aumento della pressione sanguigna, variazione del ritmo cardiaco, tutte patologie secondo alcune ricerche che sono in Basilicata al di sopra della media nazionale. Né tantomeno ci sentiamo tranquillizzati dal direttore dell’ Arpab, secondo noi inaffidabile a tale punto che ne abbia chiesto le dimissioni. Consigliamo comunque all’assessore Santochirico, di procedere a denunciare Bolognetti per procurato allarme, in modo che la magistratura accerti se tale denuncie siano veritiere, altrimenti - conclude Frammartino - l’assessore e il suo dipartimento si attivino in altro modo per tranquillizzarci, visto l’ormai motivata e totale sfiducia che abbiamo in alcuni enti sub regionali"

lunedì 11 gennaio 2010

Università, Simonetti (Prc) chiede seduta Consiglio Regionale

La consigliera regionale, Emilia Simonetti, ha chiesto la convocazione straordinaria del Consiglio regionale per dare seguito e sostegno all’iniziativa avviata dal Rettore dell’Università degli Studi della Basilicata, Mauro Fiorentino. “L’obiettivo è quello, attraverso un largo contributo, di creare le migliori condizioni per mantenere intatte le prospettive di crescita e salvaguardare, al tempo stesso, gli standard di qualità della formazione dei giovani universitari”.

Secondo Emilia Simonetti, che ha partecipato all’incontro promosso nei giorni scorsi dal Rettore presso l’Ateneo, “in vista dell’Accordo di Programma che Regione, Ministero e Università sono chiamati a siglare, entro il mese di aprile prossimo, diventa necessario portare a termine il percorso individuato nell’incontro, evitando che la fase elettorale per il rinnovo del Consiglio Regionale possa determinare qualche battuta d’arresto. In pratica – evidenzia l’esponente del Prc – come ha giustamente sottolineato il Rettore, il finanziamento straordinario contenuto nella Finanziaria regionale 2010 (8,5 milioni di euro) in aggiunta all’incremento del finanziamento ordinario, rappresenta una risposta positiva della Regione ai tagli del Governo. Tagli sostenuti dai ministri Gelmini e Tremonti, che non possono lasciarci tranquilli per il futuro del nostro Ateneo; sono a rischio le facoltà di nuova istituzione, i corsi di lingue e alcuni corsi di specializzazione. Gli ulteriori tagli già annunciati dal Ministero alla Pubblica Istruzione e all’Università entro il 2012 avranno ripercussioni pesanti sugli organici dei professori, degli assistenti, dei ricercatori, dei tecnici e del personale amministrativo con conseguenze inevitabili sull’attività didattica”.

“Alla luce di questo – dice Simonetti – si rende necessario un adeguamento della strategia della Regione con il più ampio sostegno possibile. Si tratta di ‘salvare’ dalla scure di Gelmini le facoltà di recente istituzione e, contestualmente, di programmare azioni per rilanciare la ‘missione’ dell’Ateneo lucano con entrambe le sedi di Potenza e di Matera. Va sostenuta la migliore qualità possibile dell’offerta formativa affinchè nel panorama delle Università italiane, fortemente segnato da un’accentuata concorrenzialità, l’Ateneo della Basilicata abbia una sua specificità con un buon potere attrattivo verso i giovani. La ‘competizione’ con altre sedi universitarie si vince – a parere della presidente del gruppo regionale Prc – rafforzando anche la rete dei servizi, a partire da quello che oggi rappresenta l’anello più debole, l’inadeguatezza delle risposte alla domanda di residenzialità degli studenti. Spetta, inoltre, al Consiglio e alla Giunta individuare le forme di cooperazione scientifica tra Università e Centri di Ricerca che operano in regione (Centro Geodesia Spaziale di Matera, Cnr, Agrobios, Campus della Fiat), contando sulle risorse del PO FSE 2007-2013, per offrire ai giovani nuove e maggiori opportunità nel campo della ricerca e dell’innovazione tecnologica”.

Simonetti - Di Sabato (Prc) su pozzi gas a Policoro

“La Giunta regionale deve prendere atto della forte volontà popolare dei cittadini di Policoro e di categorie produttive importanti, prima fra tutte gli agricoltori, di netta contrarietà alla perforazione del pozzo esplorativo denominato ‘Masseria Morano 1’ e di altri su tutto il territorio del Metapontino”. E’ quanto sostengono la presidente del gruppo Prc alla Regione, Emilia Simonetti, e il segretario regionale del Prc, Italo Di Sabato.

“La manifestazione di protesta di Policoro – sottolineano gli esponenti del Prc – ha posto innanzitutto un problema di democrazia: non si possono consentire scelte che riguardano un territorio senza il consenso di chi vive e lavora nello stesso territorio; i cittadini hanno diritto di essere informati su tutti gli aspetti dell’attività di ricerca del gas. Da parte della Giunta Regionale e in primo luogo dell’Assessore all’Ambiente Santochirico – continuano Simonetti e Di Sabato – non è sufficiente trincerarsi dietro atti che richiamano responsabilità nazionali ed altri soggetti istituzionali e privati, perché è necessario difendere le opzioni di strategia di sviluppo decise da sempre per Policoro e il Metapontino, attraverso consistenti programmi di spesa riferiti allo sviluppo agricolo, ambientale e turistico in primo luogo, incompatibili con ogni attività di estrazione di gas”.

“Specie dopo la manifestazione – dicono i dirigenti del Prc – è indispensabile fare chiarezza su ogni passo compiuto dalla Giunta e dall’Assessore Santochirico in merito all’iter delle autorizzazioni regionali che il Comitato Popolare di Policoro e associazioni ambientaliste lucane attribuiscono direttamente a provvedimenti del Governo Regionale, chiedendo ulteriori e rigorosi accertamenti per le possibili conseguenze sulla salute e sull'ambiente delle estrazioni, tenuto conto che sinora gli unici pronunciamenti sono di “parte” diffusi dalla società interessata. Da parte nostra, sia chiaro – precisano Simonetti e Di Sabato – non c’è alcun interesse a fare dell’allarmismo o a “cavalcare” proteste. Con la tutela di legittime richieste di cittadini intendiamo piuttosto sostenere principi democratici e di partecipazione popolare e le aspettative di sviluppo di comunità del Metapontino”.

sabato 9 gennaio 2010

Ferrero – Fed Sinistra: Regionali, per fermare la deriva centrista del Pd la Fed della Sinistra ha incontrato Idv e Sel

Nei giorni scorsi avevamo denunciato la confusione e lo slittamento del PD verso un ambito puramente centrista. Su questa base abbiamo promosso incontri con l’Italia dei Valori e con Sinistra Libertà ed ecologia. Ieri sera si è tenuto l’incontro tra Ferrero e Di Pietro mentre stamattina si è tenuto un incontro tra il coordinamento nazionale della Federazione della Sinistra guidato da Paolo Ferrero e una delegazione di Sinistra Libertà ed ecologia guidata da Nichi Vendola.
Nel corso dell’incontro di stamane con Sinistra Libertà ed ecologia – realizzato in un clima molto positivo - abbiamo concordato sulla necessità di un maggior coordinamento tra le forze di opposizione che considerano gravemente sbagliato lo slittamento centrista determinato dal PD in queste settimane e che ha già avuto pesanti effetti negativi sia sul piano programmatico che sul piano dei candidati a presidenti nelle elezioni regionali.
A partire da questa prima positiva interlocuzione ci faremo promotori nei prossimi giorni di ulteriori incontri che superino il carattere della bilateralità.