venerdì 8 gennaio 2010

No alle trivellazioni si alla salute

Il 9 gennaio 2010 dalle ore 9.00 ti aspettiamo nella piazza Eraclea di Policoro per dire

NO ALLE TRIVELLAZIONI SI ALLA SALUTE ,
ALL’AGRICOLTURA E AL TURISMO


Nel nostro territorio ci vengono imposte, contro ogni regola di democrazia, con la forza e senza coinvolgere le popolazioni locali, le trivellazioni di gas e idrocarburi.A Policoro e nel Metapontino sono previste numerose perforazioni oltre a quella di Via Adua.

Il petrolio e il gas sono risorse a termine e non sono rinnovabili, finiscono e lasciano i segni indelebili dell’inquinamento nell’acqua, nell’ambiente, nell’aria e causano effetti deleteri sulla salute pregiudicando la qualità di vita delle popolazioni.

Le trivellazioni sono incompatibili con le economie locali come agricoltura e turismo, l’inquinamento distrugge l’ambiente in cui si sviluppano queste economie.

Le trivellazioni arricchiscono soltanto le compagnie petrolifere e coloro che ruotano attorno ad esse, i risultati dopo 10 anni di estrazioni petrolifere in Basilicata sono evidenti: spopolamento ed emigrazione soprattutto delle nuove generazioni.
La storia insegna che le lobby del petrolio non hanno mai arricchito il popolo.

In mancanza di seri programmi di sviluppo nel territorio Metapontino dobbiamo tutelare le nostre fonti di reddito come l’agricoltura, le attività turistiche, commerciali e di servizio che costituiscono l’indotto dell’economia locale, ma soprattutto dobbiamo salvaguardare la salute dei cittadini e il loro futuro (in dieci anni i tumori in Basilicata sono raddoppiati e dopo il 2010 superiamo la media nazionale nonostante la Basilicata non sia una regione industriale).
Difendiamo la nostra terra dagli interessi delle multinazionali e da chi vuole riempirla di discariche di rifiuti petroliferi e rifiuti di ogni genere ,compresi quelli nucleari.

PARTECIPA PER DECIDERE IL TUO FUTURO

COMITATO BOSCO SOPRANO

NO ALLE TRIVELLE NELLE CASE COLONICHE

bosco soprano@gmail.com

Sinistra, cosa aspettiamo ad unire le forze?

da Liberazione, 8 gennaio 2009, pag. 1

di Claudio Grassi

Ho già avuto modo di scrivere e di dire che tutte le scissioni che ha subito Rifondazione hanno dato un unico risultato: indebolire Rifondazione stessa e, con essa, l'unico soggetto politico che avrebbe potuto costruire in questi anni - a sinistra- una forza politica di massa, non residuale, che coprisse lo spazio prodotto dalla deriva moderata del Pds e dei Ds prima e del Pd oggi. Il fallimento è totale, in tutte le sue varianti: sia di chi si è separato in nome dell'unità e del moderatismo ( Comunisti Unitari, Pdci, Sinistra e Libertà), sia di chi si è separato in nome della radicalità ( Pdac, Pcl, Sinistra Critica). Chi ha praticato queste scissioni ha commesso un grave errore. Non solo non ha realizzato il progetto che avrebbe voluto realizzare, ma ha ottenuto il contrario. Quello stesso progetto poteva praticarlo dentro Rifondazione e nella dialettica interna cercare di farlo avanzare, senza indebolire Rifondazione, e ottenendo, probabilmente, maggiori risultati. Così un grave errore lo hanno commesso quei compagni e quelle compagne che, quando Occhetto sciolse il Pci, decisero di stare nel "gorgo". Salvo poi accorgersi, dopo qualche anno, quando ormai era troppo tardi, che in quel "gorgo" mancava l'acqua. La storia della Sinistra in Italia sarebbe stata diversa se non fossero stati commessi questi errori. La nostra credibilità, oggi, é minata soprattutto da questi fatti: gruppi dirigenti che si sono divisi praticando scelte individuali che spesso sono state in contrasto con quanto loro stessi avevano detto e scritto fino a poco tempo prima. La Federazione della Sinistra, seppur in modo ancora insufficiente, vuole invertire questa tendenza alla scissione e alla separazione.

Ma ciò di cui voglio parlare più approfonditamente concerne Sinistra Ecologia e Libertà. Vendola e gli altri compagni/e sono usciti da Rifondazione ritenendo che essa avesse imboccato, a Chianciano, una strada settaria, identitaria e minoritaria. Se anche ciò fosse stato vero- per le ragioni indicate prima- avrei ritenuto ugualmente sbagliata la scelta della scissione. Si doveva restare nel partito e lì si doveva cercare di far prevalere le proprie ragioni. In ogni caso il punto che oggi appare evidente, a distanza di un anno dalla scissione, è il clamoroso fallimento del progetto politico che era stato posto alla base della costruzione di Sinistra e Libertà. Vediamo, seppur schematicamente, cosa dicevano i compagni di Sinistra e Libertà:

1) c'è uno spazio tra Rifondazione e il Pd che noi, assieme ad altri soggetti, possiamo occupare per rilanciare una Sinistra unitaria e rinnovata. Risultato: metà dei soggetti coinvolti si sono defilati. I Verdi sono andati per conto loro e una parte di Sinistra Democratica ha ripreso contatti col Pd.

2) Nel Pd c'è un dibattito interessante e, a seconda di come andrà il congresso, si potranno aprire scenari nuovi. In particolare, se vince l'asse D'Alema- Bersani cambieranno le cose a sinistra. Risultato: ha vinto Bersani ed è saltata la ricandidatura di Vendola in Puglia. Giordano, in una intervista al Manifesto, ha proposto che Sinistra e Libertà si schieri ovunque contro questo Pd dominato da D'Alema!

3) Rifondazione Comunista che fino a qualche settimana fa veniva associata a definizioni tipo: "mummie, catacombe, torcicollo, stalinisti,..." oggi viene definita dal compagno Vendola in una recente intervista "una forza importante della sinistra" con la quale occorre fare "unità"! Risultato: è un fatto positivo, ma ci si poteva risparmiare un anno di insulti che sicuramente non hanno incrementato la credibilità della Sinistra tra il nostro popolo.

Per concludere. Il progetto di Sinistra e Libertà è fallito. Un'altra scissione inutile poteva essere evitata. Cosa aspettiamo ad imparare la lezione? Cosa aspettiamo, in un Paese dove le destre hanno conquistato non soltanto il Governo(magari fosse solo quello!) ma soprattutto l'egemonia culturale tra gli strati popolari, ad unire le forze? Cosa aspettiamo, in un Paese dove l"opposizione" - proprio perchè noi siamo spariti- è rappresentata da un Pd che rincorre Casini e da un Di Pietro che in Europa sostiene i liberali e in Italia fa l'estremista, a parlarci, a concordare iniziative comuni? Possibile che sia impossibile? Noi crediamo nel nostro progetto che è quello della Rifondazione Comunista e della Federazione della Sinistra come tappa concreta verso un'unità basata sui contenuti. Possono esserci altri progetti a sinistra del Pd e di Idv diverso dal nostro, ma ciò non lo ritengo - e per quanto mi riguarda non deve essere- un ostacolo alla costruzione di una unità tra di noi. Possibile che Berlusconi riesca a mettere assieme Storace e Pisanu e noi non riusciamo a costruire una piattaforma comune tra compagni e compagne che per tanti anni hanno lavorato fianco a fianco nello stesso partito? Se vogliamo riacquistare una credibilità tra i lavoratori lo dobbiamo fare subito!

giovedì 7 gennaio 2010

Nardiello (Pdci): Accelerare percorso Federazione Sinistra

“Lo spostamento dell’asse del centrosinistra verso il centro, come sembrerebbe profilarsi in vista delle elezioni regionali della primavera prossima, in attesa di chiarimenti sulle alleanze e sul programma, impone alla sinistra di accelerare il processo politico della federazione”. E’ quanto sostiene il capogruppo del Pdci in Consiglio regionale, Giacomo Nardiello sottolineando “il messaggio che il Pdci ha voluto lanciare in occasione della conferenza stampa di fine anno, da una parte al popolo della sinistra perché sostenga ed incoraggi il progetto della federazione e dall’altra al Pd perché prima di sottoscrivere accordi e patti con nuovi alleati di centro ne discuta con la sinistra evitando di farci trovare di fronte a fatti compiuti”.

“La federazione della sinistra – dice Nardiello - non è un semplice cartello elettorale, ma non è nemmeno il partito unico. La federazione della sinistra, però, potrà essere il luogo, se ne saremo capaci, in cui praticare e lavorare alla realizzazione dell’unità dei comunisti. Nella consapevolezza che la stessa scelta del simbolo, con il suo inequivocabile significato, agevolerà questo processo. La federazione della sinistra rappresenta perciò l’apripista per nuovi ed interessanti orizzonti che, con tempi e modalità adeguati, segnerà il cammino della sinistra italiana, dei comunisti in primo luogo, per i prossimi decenni. La federazione della sinistra è una scommessa politica che vale la pena vivere e sui cui vale la pena contare, dal momento che senza una vera sinistra e senza i comunisti non c’è prospettiva alcuna di progresso per i lavoratori e i ceti sociali più deboli”.

“Siamo perciò fortemente impegnati – conclude Nardiello - in un percorso importante, colmo di speranze, ma sicuramente non breve e nemmeno agevole. Un processo unitario, che a mio giudizio, va perseguito con forza e determinazione. Perché necessario, perché utile e perché ce lo chiede la nostra gente, il popolo rosso. Un popolo che ha una propria identità, una propria storia ed anche un progetto per il futuro. La scadenza elettorale ravvicinata ci carica di una nuova responsabilità perché senza una sinistra unita e forte la maggioranza risentirà solo dell’influenza centrista e moderata e i bisogni popolari e quelli sociali avranno più difficoltà ad affermarsi nel governo della Regione”.

Incidente Centro Oli, Simonetti (Prc) chiede documentazione

“Le attività delle società petrolifere che si svolgono nella nostra regione devono avvenire rispettando puntualmente tutte le norme di sicurezza previste. Spetta alle istituzioni competenti la funzione di controllo per verificare costantemente la situazione, dando una corretta informazione a tutti. Questo sia per la salvaguardia dell’ambiente circostante ma soprattutto per le popolazioni che vivono nelle zone interessate”. E’ quanto dichiarato dalla presidente del gruppo regionale del Prc, Emilia Simonetti.

“Mercoledì scorso, purtroppo – continua Simonetti - al Centro Oli di Viggiano si è verificato ancora un episodio di cattivo funzionamento delle cosiddette ‘misure di sicurezza’ che dovrebbero rilevare per tempo rischi d’inquinamento. I danni all’ambiente ed ai cittadini che abitano nelle zone d’inquinamento sono ormai note. Da quanto si è appreso sull’episodio il blocco di una turbina avrebbe causato l’immissione nell’ambiente circostante il Centro Oli di Viggiano di gas ed altre sostanze non specificate. La conferma è venuta anche da uno dei responsabili del Distretto Meridionale dell’Eni. La tossicità delle sostanze immesse nell’ambiente è stata subito avvertita dagli abitanti che hanno lamentato una serie di disturbi. Ad oggi l’informazione sull’accaduto è carente; non è dato, infatti, conoscere, quali tipi di gas e sostanze sono state immesse ‘accidentalmente’ nell’atmosfera. Gli episodi – sostiene Simonetti - confermano i dubbi, sollevati da più parti, circa il funzionamento certo delle misure di sicurezza. L’informazione deve essere corretta e la più ampia possibile su tutti i dati che riguardano le potenzialità di incidenti, possibili inquinamenti ambientali comprese le falde acquifere. I cittadini hanno il diritto di conoscere tutti gli aspetti delle problematiche legate a queste attività che appaiono spesso sottovalutate da parte degli organi regionali”.

“La notizia, inoltre, sulla discordanza dei dati tra l’Arpab e l’Agrobios – afferma Emilia Simonetti -non può che far aumentare le preoccupazioni e l’allarme per cui occorre un intervento urgente e chiarificatore da parte della Regione. In questa materia si dimostra sempre più importante la collaborazione con le associazioni impegnate a lottare contro danni ambientali che a volte diventano irreparabili. Il silenzio da una parte e le notizie contraddittorie e reticenti dall’altra, mi hanno fatto sentire in dovere come consigliera regionale e come cittadina di questa regione – conclude l’esponente del Prc - di richiedere tutta la documentazione attinente le attività del Centro Oli di Viggiano, le possibilità di incidenti, i controlli svolti su tutti i tipi di inquinanti che sono stati rilevati intorno al Centro stesso, soprattutto nei periodi in cui si sono verificati gli incidenti”.

martedì 5 gennaio 2010

Simonetti, Prc: introdurre in Basilicata reddito sociale

“L'Inps che chiude i conti 2009 con un attivo di 6 - 7 miliardi di euro, a causa dei lavoratori che vanno in pensione sempre più tardi, offre una buona ragione e un motivo in più, per l'introduzione di un reddito sociale anche in Basilicata, come è già accaduto in altre regioni di Italia''. A sostenerlo è la presidente del gruppo Prc in Consiglio regionale, Emilia Simonetti, sottolineando che “la Basilicata si conferma ai primi posti nella classifica delle Regioni per “disagio sociale” attraverso i risultati di differenti studi nazionali sulla base del parametro della forza lavoro potenzialmente soggetta alla crisi (persone in cerca di occupazione e lavoratori in cig) in rapporto alla popolazione residente”.

“I numeri dell’Inps che dal primo gennaio intensifica i controlli sulle pensioni di invalidità civile – aggiunge - parlano chiaro: nei primi undici mesi dell'anno sono crollate del 53% le pensioni di anzianità, perché solo 52.132 lavoratori, a fronte dei 120.626 del 2008, hanno presentato domanda per la rendita di anzianità. Anche se sono aumentate le pensioni di vecchiaia, ma in numero inferiore rispetto alle previsioni il quadro complessivo – afferma Simonetti - testimonia che al di là delle valutazioni sugli interventi degli ultimi anni sul sistema pensionistico, c'e' oggi la possibilità concreta di investire risorse per un radicale rinnovamento degli ammortizzatori sociali nel nostro Paese. Tra le normative regionali da prendere a modello – continua l’esponente del Prc - la legge sul reddito minimo garantito varata dalla Regione Lazio, la prima del genere in Italia e avente carattere sperimentale, che prevede l'erogazione di 583 euro mensili, oltre all'eventuale fornitura di prestazioni indirette gratuite e agevolazioni tariffarie da parte dei comuni, ad esempio nei settori del trasporto pubblico, delle attività culturali, ricreative e sportive, dei pubblici servizi e dei libri di testo scolastico.

A parere di Simonetti “con il nuovo Programma di Cittadinanza Solidale si possono integrare e migliorare in efficacia gli interventi da attuare per il welfare. Questo significherà accedere a un percorso che partendo dalla valutazione delle competenze, si snoderà attraverso momenti formativi, e speriamo si concluda con un inserimento lavorativo che soddisfi le aspettative del lavoratore. Ma quello che serve veramente -conclude- è una riforma profonda del sistema degli ammortizzatori sociali sia per i lavoratori espulsi dal mercato del lavoro che per i disoccupati".