lunedì 13 luglio 2009

Paolo Ferrero: appello per l'unità tra partiti e movimenti


«Sinistra, una federazione che guarda al Sudamerica»
da Il Manifesto, 12 Luglio 2009

Intervista di Matteo Bartocci

Una federazione della sinistra di alternativa. E’ la proposta che Prc, Pdci, Socialismo 2000, più altri movimenti e associazioni lanciano a 360 gradi. «Una federazione, non un partito unico né un puro forum di discussione». Paolo Ferrero, segretario di Rifondazione, spiega così di cosa si tratta: «E’ un’idea che si ispira all’esperienza latinoamericana o all’esperienza delle donne quando dicevano che vanno rispettate le diversità senza che diventino disuguaglianze». «Una soggettività plurale - spiega Ferrero - che vuole unire la sinistra per superare quello che c’è e riuscire a intrecciare i tanti modi diversi di fare politica nei partiti, nei movimenti, nei sindacati e nelle associazioni. Il nostro appello vuole aprire un processo verso una sinistra antagonista che sia fuori e contro il bipolarismo».

Sabato prossimo fate la prima assemblea a Roma. Di che si tratta?
Sarà un primo scambio pubblico di idee a 360 gradi. In autunno spero ci siano assemblee in tutta Italia. Rifondazione rimane ma con questo appello supera una sua dicotomia storica. Penso ad Asor Rosa o al dibattito aperto sul manifesto. Il Prc in fondo ha sempre detto a parole che voleva aprire a sinistra ma poi non ha mai fatto granché. Rifondazione rimane ma non crescerà su stessa, con la federazione nessuno rinuncia a ciò che è e proverà a lavorare con altri.

Tante firme all’appello. Ma rispetto a quello per le europee manca quella di Pietro Ingrao.
Pietro a giugno ci ha dato una grande mano. Se vorrà, prenderà la parola ma certo non possiamo usarlo come un ombrello per qualsiasi cosa.

«Intrecciare partiti e movimenti» può essere un gesto generoso. Ma si può anche sospettare che i partiti vogliamo mettere il «cappello» sui movimenti. Si può evitare questo rischio?
Si può evitare soprattutto essendo chiari. E’ chiaro che ci sono soggetti diversi per peso, per storia, per organizzazione. Io non credo che i partiti siano un guaio per la democrazia. Decideremo da un lato un manifesto politico, una piattaforma di cose da fare; dall’altro ci daremo un sistema di regole.

Scrivete «interlocuzione paritaria tra tutti i soggetti». Che vuol dire?
E’ un auspicio ed è un punto di partenza. Secondo me la federazione deve decidere democraticamente, cioè secondo il principio «una testa, un voto ». E poi discuteremo le cose che sono di competenza della federazione e le cose che restano ai singoli soggetti. Le forme dello stare assieme ce le dobbiamo inventare. Per esempio il Frente Amplio che attualmente governa l’Uruguay è formato da decine di organizzazioni diverse e ha stabilito che tutti gli atti di governo devono essere decisi all’unanimità. E’ un modo di procedere che dà a ciascuno molto potere ma anche molta responsabilità. In ogni caso dovremmo valorizzare quel 95%di cose che ci vede tutti d’accordo ed evitare che quel 5% di disaccordo diventi un motivo di spaccatura. Tutta la storia della sinistra è una storia di scissioni, dobbiamo trovare un modo in cui è normale andare avanti anche se ci sono cose che non si condividono. Io condivido molte delle cose che scrivono Ferrajoli e gli altri nell’appello che avete pubblicato dopo il voto. E una federazione non è un partito. Vorrei che chiunque lì dentro sia legittimato a definirsi come ritiene. Dobbiamo evitare che le regole siano distruttive.

Lo auspichi anche per il tuo partito?
Sono sicuro che a settembre arriveremo a una gestione unitaria. Il partito va gestito da tutti. I congressi non possono essere appuntamenti per emarginare gli iscritti. La lotta in Val Susa è complicata come la lotta di un partito ma osserva modalità diverse. Dobbiamo valorizzare questi modi diversi di fare politica, rispettandoli e facendo in modo che non mortifichino i militanti. La vera scommessa è cancellare il confine tra sociale e politico.

Il vostro appello chiede «profonde innovazioni nel modo di fare politica a partire dai rapporti tra incarichi politici e incarichi istituzionali», parla di una «nuova etica pubblica» e chiede «l’effettiva partecipazione di tutti alle decisioni per ridare centralità alla pratica sociale». Quali sono le tue proposte?
Dopo la denuncia della «casta» la rappresentanza è un terreno ancora più complicato. La sinistra deve provare a stare nelle istituzioni ma deve evitare che questo diventi separatezza. E’ una scommessa tutta da fare. E spesso in giro ci sono cattivi esempi

Anche nel tuo partito?
(Lunga pausa, ndr) Al congresso sono stato attaccato molto duramente perché sarei stato dipietrista e giustizialista. Mi ha colpito molto che uno di quelli che più mi attaccava, come Maurizio Zipponi, oggi è candidato proprio con Di Pietro. Certo, ci sono anche esempi positivi ma in generale penso ad esempio che la rotazione degli incarichi sia un modo per ricostruire una comunità senza separare il ceto politico-istituzionale da tutti gli altri.

Questa federazione è il preludio a una lista elettorale per le regionali?
Per noi si parte dalla lista per le europee. Se il percorso della federazione si allarga, bene. In ogni caso non va forzato sul passaggio elettorale.

Sinistra e libertà invece ha già annunciato che si ripresenterà alle regionali. Ci sono margini per un lavoro comune?
Finora abbiamo parlato molto di metodo. Ma qual è la sostanza? C’è la necessità di un’opposizione sociale e politica in un autunno caldissimo che vedrà migliaia di licenziamenti. Noi abbiamo proposto di fare comitati contro la crisi ovunque sia possibile. Comitati aperti a tutti quelli ci stanno, dal sindacalismo di base a quello confederale, dal Pd a Ferrando. L’opposizione deve uscire dal terreno massmediatico e istituzionale per passare alle condizioni materiali della crisi. L’altro aspetto è politico. E qui le differenze con una parte dei dirigenti di Sinistra e libertà, non con i loro elettori, ci sono. La sinistra di alternativa deve forzare il bipolarismo e non rincorrere il centro.

E col Pd?
La sinistra di alternanza è fallita in maniera irreversibile con il fallimento del governo Prodi. Sul piano del governo nazionale io non vedo più nessuna possibilità di governare assieme al Pd. Mi si dirà: però c’è Berlusconi. E risponderei che Berlusconi è un frutto perverso di questo bipolarismo coatto, ha il 35% dei voti ma governa come se avesse il 60%. Se Berlusconi è un pericolo per la democrazia allora si scelga di fare una legislatura di garanzia costituzionale che vari una legge elettorale proporzionale, risolva il conflitto di interessi e ristabilisca la legalità sanando il conflitto con la magistratura. Su questo sono pronto a un accordo perfino con Casini. Chiudiamo questa seconda Repubblica bipolare e antisociale e accordiamoci sulle riforme. Per il resto ognuno si presenta col suo programma, si vota, e al governo ci va solo chi è d’accordo. Sennò torniamo al delirio di chi dice che vuole battere Berlusconi e cinque minuti dopo sta insieme a gente con cui non condivide nulla.

E sul piano amministrativo?
Sul piano locale si vedrà e sui contenuti. Non voglio fare di tutta l’erba un fascio - Tabacci è diverso da Cuffaro - però con l’Udc abbiamo idee opposte.

In questo senso il «laboratorio Puglia » è interessante. Che ne pensi?
La «primavera pugliese» non c’entra nulla con un rimpasto di giunta poco chiaro e che apre all’Udc e alla Poli Bortone. Segnalo, tra l’altro, che Vendola ha aperto al centro ma ha lasciato fuori dalla giunta Rifondazione. Quelle lì sono scelte già interne alla dialettica del Pd. Ma l’idea che il bipolarismo si rafforzi al centro è una delle idee contro cui è nata Rifondazione. Non quella di Chianciano ma quella del ’91.

A proposito di crisi e di licenziamenti. Li farete anche nel Prc?
Le europee hanno peggiorato una situazione già critica. Oggi siamo fuori da tutti i livelli istituzionali centrali e abbiamo bisogno di meno della metà delle persone che abbiamo. Come finanziamento pubblico nel 2007 abbiamo ricevuto 18 milioni di euro, nel 2010 sarà mezzo milione. In più la campagna di Sansonetti ha portato il deficit di Liberazione a più di 3milioni di euro. I soldi sono finiti. Quindi lo faremo meno dolorosamente possibile ma dobbiamo tagliare anche noi. Già un anno fa avevamo tagliato tutti gli stipendi a cominciare dal mio.

sabato 11 luglio 2009

Lavoro, Simonetti (Prc): subito i concorsi

“Mentre si alza un polverone sul precariato sarebbe utile ed urgente definire gli interventi legislativi e di programmazione per affrontare le questioni nel loro complesso secondo una tempistica certa. Effettuare i concorsi, fissare le regole per la soluzione del precariato in ambito regionale, provinciale e comunale utilizzando tutti gli strumenti fissati dalle attuali normative nazionali e quelle possibili a livello regionale per garantire accesso ai concorsi a tempo indeterminato e tempo determinato, nonché a quello flessibile normativo, nonché alle soluzioni per chi possiede questo pieno diritto”. E’ quanto sostiene il capogruppo del Prc in Consiglio regionale, Emilia Simonetti, per la quale “ha fatto bene il segretario regionale della Cisl ad intervenire sulle questioni relative al lavoro in Basilicata e per quanto concerne la questione dei precari”.

A parere di Simonetti “si tratta, urgentemente, di bloccare e superare in positivo lo scontro in atto su questioni che sostanzialmente debbono essere ricondotte ai livelli giusti ed in particolare alla contrattazione, alla legislazione nel quadro di una situazione nazionale sempre più scandita da modificazioni giornaliere che stanno producendo la demolizione degli assetti normativi e della stessa contrattazione per obiettivi non sempre legati agli interessi della pubblica amministrazione e dei lavoratori. La Regione Basilicata è priva da tempo di un Piano Annuale e Triennale sull’occupazione la cui bozza, l’ultima in ordine di tempo, giace nei cassetti del Dipartimento Formazione e Lavoro in relazione al bando di gara (Dgr n. 451 del 08/04/2008) quindi è priva dello strumento essenziale e principe di programmazione previsto dalla legge regionale 28/88. Cosa aspetta la Giunta Regionale a varare il Piano, più volte sollecitato dal Consiglio regionale con apposito ordine del giorno? Giace in Commissione Consiliare da circa due anni una proposta di legge sull’emersione del lavoro nero che può essere approvato così come hanno fatto la Regione Puglia ed altri territori, con alcuni risultati positivi. La pdl, già oggetto di necessarie audizioni, deve essere portata solo in Consiglio regionale. Cosa si aspetta? La Giunta regionale ha approvato il Piano triennale per l’occupazione per l’ente regione così come ha bandito i concorsi per i posti vacanti. Cosa si aspetta ad effettuarli? Abbiamo più volte avanzato la proposta così come quella attuata dalla Regione di effettuare il turn over degli enti sub regionali, nelle Provincie e nei Comuni e prepensionare parte dei lavoratori forestali e dei LSU mediante accordi a livello nazionale con gli enti previdenziali e governativi per fare spazio a giovani disoccupati e precari. Cosa aspetta la Giunta regionale a coordinare?”.

Immigrati, ricostruzione del Corriere del 9.7 su posizione Prc comune di Rovigo è operazione di discredito grottesca e offensiva di una scelta chiara

Dichiarazione del Partito della Rifondazione comunista - lettera aperta al Corriere della Sera

L'articolo uscito oggi sul Corriere della Sera a pagina 21, il cui titolo è "La sinistra di Rovigo paga gli immigrati che se ne vanno. L'assessore di Rifondazione: il patto è che non tornino", contiene profonde e documentabili inesattezze ed errori.

In termini generali, il tentativo di voler far passare l'assessore di Rifondazione Comunista al Comune di Rovigo Giovanna Pineda come una pedissequa emulatrice dei ben più famosi "sceriffi" veneti è francamente grottesco, oltre che offensivo.

I fatti dicono che una decina di immigrati si sono rivolti all'amministrazione comunale chiedendo un aiuto per ritornare al loro Paese e ottenendo un contributo di 4000 euro, ovvero più o meno i soldi del viaggio di ritorno. Un provvedimento già assunto in situazioni simili da moltissime amministrazioni locali.

Vedere dietro questo episodio una sorta di cedimento alla cultura d'ordine e xenofoba della Lega è ridicolo.

L'assessore del Prc del capoluogo polesano Giovanna Pineda è nota per la sua militanza proprio nelle reti antirazziste e il suo impegno è riconosciuto da tutte le associazioni dei migranti. Nei suoi confronti, dunque, è stata messa in atto solo un'operazione di discredito.

Il Partito della Rifondazione Comunista è da sempre impegnato nelle iniziative di lotta a fianco dei lavoratori migranti e contro la cultura d'odio seminata a piene mani dalla destra razzista nel Veneto.

Un impegno che intendiamo mantenere con coerenza, noncuranti delle provocazioni a mezzo stampa.

mercoledì 8 luglio 2009

Lettera di un'immigrata all'Italia

Questa è una lettera di sfogo che ho scritto dopo l'approvazione del decreto sicurezza.

Mi chiamo Amalia Hilda Tobar Barrionuevo e abito in Italia dall'età di sette anni, da 23 anni vivo a Solofra (AV) nella condizione di straniera col permesso di soggiorno,ma mai come oggi mi sono sentita tanto umiliata.
Cara Italia,
ti scrivo perchè ho bisogno di raccontarti come mi sento.
Tu sai che mi sento italiana anche se non lo sono, sono arrivata qui da te a sette anni, all'inizio è stata dura, gli stranieri nell'86 a Solofra erano pochi e così mi sono dovuta subire le frasi razziste dei compagni di scuola, ma un pò alla volta hanno accettato me e tutta la mia famiglia.
Alle scuole medie ho incontrato una prof di storia che odiavo, ma che mi ha trasmesso l'amore per la città e la nazione in cui vivo, così ho trascorso gran parte dei miei anni a battermi per migliorare le cose in questa società.
Però oggi mi sento triste, Italia, mai come oggi mi sento straniera e per di più indesiderata.
Tra i miei amici ben pochi capiscono cosa significhi dover andare in questura per chiedere il permesso di restare in questa terra, loro non corrono il richio di vedersi sbattere oltre frontiera perchè questa è casa loro...ed io Italia? Qual'è casa mia? Non lo so più.
L'Argentina l'ho lasciata piccola e in pratica non la conosco, io conosco solo te Italia, è qua che ho studiato, vissuto, amato e pianto; eppure tra qualche mese forse dovrò fare un test per vedere se ti conosco un abbastanza.
Italia diglielo tu ai poliziotti, Maroni e Berlusconi quanto ti conosco. Gli puoi dire tu Italia quanto ti ami e quanto mi faccia male sentirmi disprezzata da questo nuovo decreto sulla sicurezza?
Io non ho parole per descriverti il mio stato d'animo, ma di certo ora capisco come si sentivano gli ebrei a dover portare la stella sul braccio, tra quanto mi costringeranno a mettere un segno identificativo? Mi sento umiliata, privata della mia dignità di persona, sono diversa dagli amici con cui sono cresciuta solo perchè nata in un'altra nazione e per questo motivo devo essere controllata: impronte digitali, fotografia, firma, 200 euro, ipermesso di soggiorno a portata di mano.
Sempre più forte un senso di precarietà esistenziale mi invade l'anima, una salute sempre più vacillante, la mancanza di un lavoro, lo status di immigrata che sembra trasformarsi in status di ospite indesiderata.
Italia perchè mi fanno questo, perchè mi trattano così? Che cos'ho di diverso? Italia mi sai spiegare il motivo di questo odio nei miei confronti da parte degli elettori di Berlusconi?
Hanno forse dimenticato che tanti tuoi figli sono sparsi per il mondo?
Italia non è che tu riesci a spiegare loro che tutto questo non è giusto? Italia digli che il razzismo in ogni sua forma è un pericolo per la democrazia in ogni luogo esso venga applicato, curare i mali della società fomentando l'odio verso determinate categorie è un abbietto modo per evitare di risolvere davvero i problemi, in questo modo si fornisce un alibi, un capro espiatorio da perseguitare dandogli la colpa di ogni male. Digli Italia che il razzismo trova sempre nuovi capri espiatori, così ci si infila in una spirale di odio molto pericolosa per tutti, oggi tocca agli immigrati come me, domani potrebbe essere qualcun altro. Ho paura Italia, sarà perchè ho studiato troppo e ricordo che in principio furono gli ebrei poi furono i polacchi, gay, cattolici, disabili......Italia non credi anche tu in una nazione come te dove i governanti tengono in scarsa considerazione le fasce deboli della società e dove a contare è sempre e solo il profitto leggi di questo tipo siano molto pericolose?
Cerca di parlare ai cuori e alle menti dei tuoi figli Italia, insegnagli a non pensare più con la pancia......

G8, arresti ad orologeria in previsione del vertice dell'Aquila: inaccettabili


Gli arresti di stanotte, che seguono le limitazioni del diritto a manifestare attuate in varie occasioni dal governo ed un clima di intimidazione in occasione delle manifestazioni, segnalano in modo pieno la strategia del governo: cerca di trasformare il confronto politico e sociale in un problema di ordine pubblico e in questo modo di circoscrivere e ridurre al minimo le espressioni del dissenso. Il tutto mentre i provvedimenti del governo - a partire dal pacchetto sicurezza - violano palesemente la Costituzione e legittimano il formarsi di squadracce in ogni città.

E’ del tutto evidente che gli arresti di stanotte sono arresti ad orologeria, tesi a criminalizzare il movimento contro il G8: si tratta di una operazione politica inaccettabile che denunciamo con forza.
Per parte nostra siamo impegnati alla costruzione di un movimento di massa contro le politiche del governo e di Confindustria, a partire dalle iniziative contro il G8. Riteniamo infatti che solo la costruzione di un largo movimento di massa, non violento nei modi quanto radicale nei contenuti, possa sconfiggere il tentativo reazionario del governo e aprire la strada ad una uscita da sinistra e democratica dalla crisi attuale.