mercoledì 16 novembre 2011
Opposizione al governo Monti per costruire la sinistra di alternativa
venerdì 11 novembre 2011
Primarie ma di programma e poi subito alle urne. Per uscire a sinistra dalla crisi. Intervista a Paolo Ferrero.
Di Checchino Antonini
"Il governo se ne andrà e per questo stasera brindiamo", esordisce Paolo Ferrero, segretario nazionale di Rifondazione comunista mentre i tg di prima serata danno conto di quanto avvenuto al Colle - l'ostinazione di Berlusconi ha demolito la credibilità non solo del governo ma più complessivamente della politica, della stessa democrazia. Sembra di assistere ad una Weimar al rallentatore, c'è una crisi palese del regime, della seconda repubblica.
C'è anche un recentissimo sondaggio che conforta questa osservazione: due terzi degli intervistati ritiene che, per uscire dalla crisi economica la prima misura sia abbattere i costi della politica, solo un terzo crede che sia più utile una patrimoniale.
L'antipolitica - intesa come sfiducia radicale nella politica - ha ormai una dimensione di massa. In realtà noi abbiamo dinnanzi due ipotesi, che si alimentano a vicenda, di uscita a destra dalla crisi del governo e della democrazia. Da un lato il governo tecnico che sarebbe un governo tecnocratico, cioè il governo della Bce e non del popolo italiano. Pensa alla Grecia che non ha nemmeno potuto decidere di fare un referendum sulle sue politiche. Dall'altra l'ipotesi populista che ancora non ha dato il peggio di sè. Pensa se Berlusconi potesse uscire da questa situazione gridando al ribaltone. E pensa alla Lega che, finora, è rimasta imbrigliata nel governo e ha dovuto stare al gioco. Se l'esito dovesse essere il governo tecnico la Lega già ha detto che ne resterà fuori, possiamo immaginarci che tipo di campagna di nazionalismo secessionista e razzista potrebbe fare. Esiste il rischio di un'uscita ancora più a destra dalla crisi.
E' addirittura un passo indietro rispetto al quadro angusto dato dal bipolarismo?
Infatti, la dialettica rischia di essere tra tecnocrati e populismo di destra. Per questo siamo contrarissimi ad un governo tecnico e proponiamo la via maestra delle elezioni. Di fronte ad una crisi politica occorre ridare la parola al popolo.
L'obiezione più gettonata è che questo sistema elettorale è improponibile.
Nessuna controindicazione, compreso il voto con il Porcellum è maggiore della controindicazione della ricostruzione di un governo di destra o del governo tecnocratico guidato da Monti o similari con il corollario di una opposizione razzista allo stesso. Occorre andare a votare il prima possibile per uscire dalla palude.
Viene molto utilizzata la suggestione della transizione di vent'anni fa tra prima e seconda repubblica. Si fa perfino il nome di Amato.
Beh, quella transizione è stata un disastro di cui ancora paghiamo le conseguenze e a cui Rifondazione comunista si è opposta con tutte le sue forze. Oggi sarebbe anche peggio perchè la crisi macina molto di più e perchè la crisi delle istituzioni è assai maggiore.
E come affrontare le urne in queste condizioni?
Noi proponiamo un fronte democratico per battere le destre che veda l'alleanza della sinistra con il centrosinistra, senza i centristi. Pur non vedendo le condizioni per governare insieme al Pd, siamo interessati alla maggiore discontinuità possibile sia sul piano democratico che sociale. Nella realtà e nella percezione della nostra gente c'è la necessità di cacciare Berlusconi. Visto che il sistema elettorale è maggioritario noi dobbiamo stare in sintonia con questa necessità e questo sentimento e contribuire alla cacciata di Berlusconi. Parallelamente poniamo al centrosinistra il tema della democrazia e della partecipazione: per questo proponiamo le primarie di programma, per far decidere al popolo dell'opposizione non solo chi dovrà governare ma per fare cosa. Al rischio di uscita a destra dalla crisi - nelle sue varianti tecnocratiche e populiste - noi dobbiamo proporre una uscita da sinistra. Nel popolo del centrosinistra non la pensano tutti come Renzi: dobbiamo costruire una sponda politica per quei contenuti e attivare delle forme di partecipazione diffusa.
Ma così come si declina un'altra necessità, quella dell'autonomia politica della sinistra dal quadro dato?
Allargando la sfera della democrazia. Ho detto delle primarie di programma. Dobbiamo costruire un referendum sui vincoli europei, anche in forma autogestita. Così come stiamo predisponendo con altre forze una campagna referendaria su cui raccogliere le firme a partire da gennaio. Esiste già un fronte ampio contro l'articolo 8. Stiamo discutendo anche sulla legge 30 e su quesiti che consentano di ripristinare il proporzionale. Se raccogliamo le firme a gennaio si voterebbe qui referendum un anno dopo le elezioni e questo sarebbe un modo assai efficace per intervenire dentro la politica da parte della società.
Quindi con le elezioni determinare il quadro politico migliore possibile e poi nella società cambiare i rapporti di forza?
E' chiaro che cacciare Berlusconi non risolverà il problema dell'alternativa, dunque le primarie, i referendum, l'azione dei movimenti determinerebbero la possibilità di interagire col quadro politico con una forza esterna. La dialettica parlamentare non può esaurire la ricerca della costruzione dell'alternativa, perciò dobbiamo costruire la forza nella società. Ma c'è anche una ragione di fondo nella ricerca di forme di democrazia diretta: dentro questa crisi economica c'è la crisi della democrazia rappresentativa. Nel neoliberismo, attraverso le politiche fatte dagli stati c'è stato un passaggio di poteri dagli stati alla finanza, dai parlamenti ai governi e da questi al direttorio Bce/Germania.
Anche da questo si percepisce come gli spazi per la politica siano strettissimi.
La politica, applicando politiche neoliberiste, ha scelto di non contare lasciando fare ai potentati economici. Da un lato c'è una crisi fortissima di legittimità, dall'altro, però, c'è una fortissima domanda di democrazia spesso deviata dai mass media in termini "anti-casta". Noi invece dobbiamo saper riconoscere la domanda sociale come domanda di potere: in Molise, alle recenti regionali ha votato meno gente che ai referendum di giugno che hanno incarnato questa domanda sociale di partecipazione. Della stessa cosa ci parlano le esperienze della Val di Susa, della Fiom, del 15 ottobre che, al di là di tutto è stata in Italia la più grande piazza di quel giorno. Ma tutto ciò non ha uno sbocco politico. Che siano su Vendola, o sulla variante più di destra Renzi, le primarie sono una sussunzione di quella voglia di partecipazione dentro un meccanismo di iperdelega al leader carismatico. Dalla delega al partito alla delega al leader. Pensa che solo la Fds e il Pd non hanno il nome del capo sul simbolo elettorale. Le primarie di programma sono utili a individuare dei nodi - no alla guerra e alle spese militari, no alla precarietà, sì ai beni comuni e alle ripubblicizzazioni - da indicare al centrosinistra perchè si scelga non solo chi ma che cosa fare.
Ma come è possibile ricostruire spazi di democrazia partecipata ed efficace? Esiste il problema di "un nuovo che non nasce"?.
I problemi sono tanti, occorre lavorarci in direzione della socializzazione della democrazia. Oggi i referendum non hanno più la sola valenza di fotografare lo scarto tra paese reale e paese formale. Oggi possono avere una valenza costituente di soggettività. Per questo seguiamo l'esperienza dei movimenti per l'acqua (parteciperemo alla manifestazione nazionale del 26) e stiamo dentro a tutte le sperimentazioni di costruzione della soggettività della società civile con interessi antagonisti alla grande finanza. Ma per questo serve che si trovino forme persistenti di autorganizzazione, di contropotere dal basso. Penso che in tutta Italia si debba agire come si agisce in Val di Susa. E poi la politica va riconnessa al fare. Ecco perchè siamo l'unico partito a spalare fango a Genova, l'unico a intervenire nel terremoto, a fare i Gap. Le condizioni per l'alternativa nascono nella densità sociale che si contribuisce a ricostruire.
Ma chi potrebbero essere gli interlocutori di questa ricerca?
Coloro che hanno fatto l'opposizione sociale in questi anni. A differenza di altre fasi storiche, l'elemento democratico è costituente. Nella sua crisi, il capitalismo cerca di restringere la partecipazione per restituire, come nell'Ottocento, il potere ai padroni e ai banchieri riducendo il conflitto sociale a problema di ordine pubblico. Noi, al contrario, dobbiamo favorire l'irruzione delle masse nello spazio pubblico. Noi vogliamo aggregare la sinistra di alternativa a partire dalla ricostruzione della soggettività, la sinistra che opera per rompere il senso di impotenza, che "aiuta" - come diceva Vittorio Foa - la gente a governarsi da sé. Per tutto questo la sinistra d'alternativa deve essere in grado di non subire, di non farsi sovradeterminare, dal falso movimento del bipolarismo che ci vorrebbe o marginali o allineati.
Da Liberazione 09/11/2011
Le carte del diavolo sono sempre truccate
Dino Greco
L'ipotesi che in queste ore la maggioranza dei commentatori, di destra e di centrosinistra, accreditano come la più probabile è che dopo l'approvazione della legge di stabilità, invocata a furor di casta e le successive dimissioni di Berlusconi, se Napolitano non troverà le condizioni per un governo "tecnico" o di "solidarietà nazionale", toccherà alle elezioni dipanare la matassa.
Sarà bene una volta per tutte chiarire che il governo "tecnico" è solo una formula letteraria, intrinsecamente truffaldina, che millanta una neutrale oggettività delle misure che si vogliono adottare, come se la Bce fosse un prodotto dell'Accademia delle scienze e le sue ricette equiparabili ad un postulato della fisica. In realtà, non esistono, non sono mai esistiti e non esisteranno mai governi tecnici. Tutti i governi sono politici. Più di tutti quelli che dissimulano i propri intendimenti attraverso il travestimento tecnocratico.
In ogni caso, non è affatto scontato che le cose vadano davvero a finire come i più immaginano. Vediamo perché.
L'approvazione della legge di stabilità, riassunta nel maxi-emendamento che andrà in porto senza reale contrasto, non sarà tuttavia un passaggio tranquillo, né indolore. Pare ormai chiaro che sotto la regia del Presidente della Repubblica l'opposizione lo voterà o lo lascerà in ogni caso passare senza colpo ferire (il che fa lo stesso) con tutto il drammatico peso imposto dalla Ue, la quale negli ultimi giorni ha calato sul piatto della bilancia lo spadone di Brenno, un pacchetto di misure, declinate in 39 punti: un impasto dal terrificante impatto sociale (dalle pensioni, alla sanità, alle privatizzazioni, al mercato del lavoro). Questa eredità, questo vero e proprio patto faustiano, si stringerà come un nodo scorsoio al collo di qualunque forza governerà il Paese. Ma a quel punto, con un consenso così ampio ottenuto in parlamento, col beneplacito delle stesse forze di opposizione, con la propria compagine rinfrancata e ricompattata, non è detto che il caimano, avvezzo ad ogni trucco e ad ogni spregiudicatezza politica, non rivendichi a buon titolo il diritto di guidare, se non direttamente almeno per interposto Alfano, un governo che gestisca le elezioni, oppure - siamo davvero certi sia un'ipotesi peregrina? - che addirittura accompagni la legislatura alla sua naturale scadenza. Magari corroborato da un'Udc pronta a guadare più rapidamente di quanto non si pensi il torrentello che la separa dalla stanza dei bottoni.
Nell'un caso e nell'altro, chi rischia di pagare il prezzo politicamente più alto - posto che quello sociale è tutto a carico dei cittadini, ostaggio di una spoliazione senza precedenti - è il Pd. Chi sabato scorso in piazza San Giovanni respirava aria di battaglia potrebbe nei prossimi giorni masticare molto amaro.
La sola seria chanche per chi voglia sottrarre il Paese alla tenaglia rappresentata dalle due ganasce del populismo di destra e del dogma liberista, sarebbe smarcarsi nettamente. Per costruire una proposta, un progetto di fuoriuscita dalla crisi affrancati dal decalogo monetarista. Un'alleanza fra centrosinistra e sinistra con cui andare immediatamente alle elezioni e provare a dimostrare che il futuro di noi tutti non è già scritto nel catechismo della Bce.
sabato 5 novembre 2011
VIII Congresso nazionale del PRC.
Esito delle votazioni
Mozioni VIII Congresso nazionale PRC.
Mozione I : voti 9
Mozione II : voti 1
Mozione III: voti 0
lunedì 24 ottobre 2011
29 ottobre 2011: convocato il congresso cittadino del Partito della Rifondazione Comunista
mercoledì 28 settembre 2011
La Rifondazione comunista per uscire dal berlusconismo
Di Stefano Galieni
Due giorni dopo il Cpn che ha definito tempi e modalità della fase congressuale, Paolo Ferrero interviene, proponendo un ragionamento che tiene insieme il tema della crisi con le proposte di Rifondazione comunista.
Parli spesso di "crisi costituente". Cosa intendi?
E' una crisi che cambierà tutto, che "costituirà" una nuova realtà delle cose. Non ci troviamo dinnanzi ad una crisi ciclica, ma del capitalismo in quanto tale. Questo vuol dire che per uscire dalla crisi occorre cambiare radicalmente politiche economiche e quindi demolire privilegi ed equilibri di potere costruiti in 25 anni di neo liberismo. Occorre discontinuità perché sono proprio le politiche neoliberiste che hanno portato alla crisi.
Le classi dominanti, che non sono disponibili a cedere potere e privilegi, stanno al contrario reagendo con la demolizione delle conquiste di civiltà di questi 60 anni di dopo guerra. Non sono solo sotto attacco i diritti sociali, ma anche la democrazia. In questo senso dico "costituente", perché non se ne può uscire come ne siamo entrati. Ne usciremo da destra con una nuova "barbarie" o da sinistra, con maggior giustizia sociale e l'allargamento della democrazia, a partire da quella partecipata.
Come spiegheresti ad una delle tante persone stremate dalla crisi, magari ad un giovane o ad una giovane di 20 anni l'attualità e l'utilità del comunismo?
Si ripropone l'attualità del comunismo in quanto il capitalismo non è in grado di garantire lo sviluppo sociale e civile. Aver messo al centro il profitto, l'accaparramento privato delle risorse, il mercato, la finanza, ha generato la crisi e tende a produrre guerre e distruzione ambientale. Questo capitalismo non sa usare razionalmente le risorse sociali e materiali, non traduce in progresso sociale il progresso scientifico, anzi produce regressione. Occorre quindi uscire dal capitalismo per costruire una gestione democratica ed egualitaria dell'economia, una sua riconversione ambientale e sociale. Comunismo come gestione democratica delle potenzialità che già oggi ci sono per costruire una società senza classi sociali che veda il libero sviluppo i ogni essere umano. Nel documento congressuale abbiamo sottolineato come l'ideogramma cinese che esprime la parola crisi sia composto da due segni. Uno che significa pericolo e l'altro opportunità. Il pericolo è la prosecuzione delle politiche neoliberiste, l'opportunità è il comunismo.
Si deve essere rivolti a quanto accade fuori e contemporaneamente lavorare al congresso.
Abbiamo davanti due obiettivi. Il primo è la cacciata di Berlusconi, evitando qualsiasi governo tecnico che sarebbe socialmente irresponsabile e applicherebbe semplicemente i diktat dell'Ue, cioè delle banche e del padronato. Per questo proponiamo a tutte le forze del centro sinistra una mobilitazione per andare subito ad elezioni. Il secondo è la costruzione di un movimento di massa antiliberista, capace di battersi contro questo governo, ma anche contro le proposte della Marcegaglia e della Bce. Per questo il 15 ottobre saremo in piazza e consideriamo quella una manifestazione importantissima. Perché ha una dimensione europea ed è stata lanciata dagli indignados spagnoli su una chiara piattaforma antiliberista che ci fa uscire da una discussione provincialistica sui processi del premier. Questi sono un problema, ma certo non il principale. In questo quadro proponiamo di dar vita ad una "costituente dei beni comuni e del lavoro". Occorre collegare, in una rete di relazioni stabili, il complesso di forze piccole e grandi che danno vita al movimento e che pongono l'obiettivo di uscire dal neo liberismo. Manca oggi un punto di vista unitario di tutte le esperienze, dal movimento dell'acqua, al No-Tav, al sindacato conflittuale, alle associazioni, ai comitati: dobbiamo costruirlo per dare continuità al movimento. Gli avversari sono gli stessi per tutti i movimenti, dobbiamo costruire un'azione comune.
Nel documento emerge il quadro di una crisi globale in cui stanno crescendo, in gran parte del mondo risposte alternative e di massa che faticano a divenire opzione politica.
Questo problema c'è, anche perché predomina ancora la mistificazione sulla crisi, le fandonie di cui ci hanno riempito la testa. Non c'è ancora una comprensione di massa del fatto che i problemi si chiamano neoliberismo e capitalismo. L'ideologia dominante continua ad essere quella del pensiero unico anche se le sue realizzazioni sono fallite. Occorre quindi spiegare il fallimento del neo liberismo, produrre una critica di massa dell'economia politica. Per dare risposte giuste occorre capire bene il problema e su questo costruire la forza necessaria per battere i capitalisti che difendono i loro privilegi.
Nel documento si propone l'idea del Fronte democratico e del polo alternativo della sinistra. Come rendere effettivi questi percorsi?
Sono proposte che agiscono su due piani diversi. Il fronte lo proponiamo nella situazione attuale, con questa legge elettorale bipolare, per battere le destre e cacciarle all'opposizione. Una necessità inderogabile per potersi porre l'obiettivo di difendere la democrazia, le conquiste sociali e superare il bipolarismo. Sia chiaro, non sto dicendo che la sconfitta delle destre, di per sè, determini l'alternativa - non a caso non riteniamo possibile la partecipazione al governo - ma che può creare condizioni più favorevoli per lavorarci.
Il polo della sinistra di alternativa invece è la proposta strategica di fondo, perché l'assenza di una sinistra alternativa larga e plurale è il vero problema che abbiamo. La nostra proposta, che avanziamo sia all'interno della Federazione, sia alle altre forze politiche sociali e di movimento, è quella della realizzazione di un polo autonomo dal centro sinistra, fuori dal nuovo Ulivo.
Tu poni spesso il tema della centralità delle primarie di programma
E' inaccettabile che chi si è riconosciuto in questi anni nelle lotte per i beni comuni, che ha promosso vertenze locali e nazionali, quando arrivano le elezioni non conta più nulla: può solo votare. Noi proponiamo al contrario che lo schieramento che si oppone a Berlusconi organizzi le primarie sul programma: pochi punti qualificanti (la guerra, la patrimoniale, la legge 30 ecc...) con quesiti secchi, un sì o un no, con decisioni vincolanti. Per far sì che il popolo dell'opposizione possa decidere cosa si deve fare incrinando la separatezza folle della politica. Il profilo dello schieramento contro le destre deve diventare oggetto di battaglia politica di massa.
Ritieni che non basti la scelta del candidato premier?
La scelta del leader non risolve questi problemi. Neanche Obama, che ha un potere infinitamente superiore al nostro presidente del consiglio, ha mantenuto le promesse, perché i parlamentari pesano e molto. Il problema non è solo il profilo del presidente ma cosa si impegna a fare la maggioranza. Se i parlamentari fossero vincolati da un mandato di massa ad alcuni punti fondamentali, almeno su questi non potrebbero tornare indietro. Non accadrebbe quanto avvenuto con il governo Prodi, dove bastavano quattro assenze e le parti positive del programma non passavano.
Uno dei temi molto discussi è quello della Federazione. Come poter far compiere il salto in avanti necessario?
La Fds è un primo passo che abbiamo fatto verso l'unità delle forze della sinistra. Dobbiamo farla funzionare molto meglio di come è stato finora migliorando democrazia interna e capacità di iniziativa politica. Quindi avanziamo dentro e fuori la Federazione l'esigenza di un salto di qualità nella costruzione della sinistra di alternativa. Non dobbiamo chiudere la Federazione fra i quattro soggetti che l'hanno fatta partire, ma dobbiamo saperla allargare.
Quale è a tuo avviso lo stato del partito che va a congresso?
Da un lato un partito molto provato: la scissione, anni molto duri in trincea, oscuramento mediatico totale. Adesso, nella crisi, si inizia a vedere una situazione in movimento, realtà locali che hanno cominciato a far politica molto bene, accanto a realtà molto deboli e gracili. Occorre quindi dare una mano ai più deboli e a sviluppare le realtà dinamiche. Penso alla realtà Napoletana, che è in grandissimo movimento anche grazie alla vittoria elettorale, oppure al Nordest dove c'è un bel lavoro di massa operaio e sindacale. Radicamento sociale, costruzione del partito sociale e lotta all'oscuramento mediatico sono i punti su cui articolare il progetto politico che abbiamo messo alla base del congresso.
Prova ad indicare, in due parole, qual è il senso di fondo della Rifondazione comunista
La ricostruzione di un partito comunista e di una sinistra di alternativa che abbiano al centro il protagonismo dei lavoratori e dei movimenti; la ricostruzione sociale, dal basso, di una alternativa di società. La passivizzazione di massa non la si rompe con il leaderismo, ma con la capacità di mettere a valore l'esperienza e l'impegno degli uomini e delle donne.
Da Liberazione 28/09/2011
giovedì 1 settembre 2011
Saponara(Prc): Soranno avvii una seria verifica politica
Egregio Sindaco,
con grosso rammarico e profonda delusione devo riscontrare una difficoltà di poter ottemperare alla funzione di capogruppo di maggioranza in virtù di un evidente scollamento tra organo esecutivo e consiglieri. Già da tempo, infatti, sia il sottoscritto che la locale sezione del Partito della Rifondazione Comunista hanno lamentato una carenza di collegialità, sollecitando incontri più frequenti tra le forze politiche della maggioranza e tra gli eletti. L’entusiasmo con il quale abbiamo intrapreso unitariamente quest’avventura politica, a dir la verità, è stato subito smorzato dalla tracotanza del Partito Democratico, resasi evidente sia dalla voracità nell’attribuzione delle cariche assessorili sia nell’agire quotidiano di alcuni suoi eletti in codesta amministrazione.
Lo straordinario risultato del marzo 2010 conseguito dalla lista da lei guidata è stato frutto della sinergia di tutte le forze politiche costituenti. L’azione del Prc a Salandra è sempre stata rivolta ad una collaborazione costruttiva sia con la passata Amministrazione, sia con le rappresentanze locali dei partiti di centrosinistra. Il contributo offerto dai compagni nella realizzazione del programma comune e nel successo elettorale non è stato marginale. Una “ lista politica” per sua natura ha sempre riconosciuto la giusta rappresentanza nelle espressioni di governo delle istituzioni di tutte le componenti: così non è stato a Salandra. Una siffatta Giunta, composta da un Sindaco e tre assessori del Pd non è quindi da considerarsi politicamente coerente.
Nonostante tali gravi e inspiegabili mancanze, non è mai venuta meno una collaborazione quotidiana ed instancabile, cercando di non far mancare mai l’impegno per il conseguimento degli obiettivi programmatici. Abbiamo dovuto però riscontrare una difficoltà oggettiva nell’operare, frutto dell’autoreferenzialità degli assessori e della marginalizzazione dei consiglieri. Il mancato coinvolgimento in scelte nevralgiche della vita amministrativa e le posizioni verticistiche della Giunta rappresentano una pericolosa deriva che non può essere condivisa né tollerata. Il consiglio è stato infatti spogliato di qualsiasi competenza, relegato a mera camera di ratifica.
Per tutte queste ragioni, credo di dover esprimere con forza la necessità di aprire una seria e attenta verifica politica, cercando di recuperare quel filo di dialogo che ormai da tempo è venuto meno. Il nostro impegno come comunisti non può che essere proteso verso una rinnovata visione del fare politica: crediamo ancora nei percorsi democratici di coinvolgimento delle sezioni, dei partiti e dei singoli consiglieri.
La mia, la nostra speranza, è che si possa dare seguito alle aspettative che tanti cittadini hanno riposto nella sua persona e nel centrosinistra TUTTO.
Salandra, lì 1 settembre 2011
Nicola SAPONARA
domenica 7 agosto 2011
Un'epoca si chiude: serve un'alternativa al berlusconismo
Tratto da l’Unità di sabato 6 agosto 2011 - Susanna Turco Intervista Paolo Ferrero
«Un’epoca si chiude – serve un’alternativa vera al berlusconismo»
Il leader di rifondazione «costruire un fronte democratico che rappresenti un’uscita a sinistra al modello proposto da governo e Marcegaglia»
Contro Berlusconi e contro la Marcegaglia, ma anche contro le proposte avanzate dalle parti sociali così come contro la linea scelta dalle opposizioni in Parlamento. Paolo Ferrero, segretario di Rifondazione comunista, non vede luci nella situazione attuale. Confida nel futuro: «Dobbiamo costruire come centrosinistra un’alternativa vera non solo a Berlusconi, ma anche al berlusconismo. Un fronte democratico che rappresenti un’ uscita da sinistra, rispetto a questa epoca che si sta chiudendo. È possibile, ma c’è ancora molto da fare», dice.
Generali applausi si sono levati, di fronte alla posizione presa dalle parti sociali per fare pressione sul governo. Cosa è che non la convince?
«Quella del governo, e quella delle parti sociali, sono due ricette simili ed entrambe sbagliate. Come se due medici, di fronte a un tumore al colon, discutessero se è più opportuno amputare la gamba destra o la gamba sinistra. Fuor di metafora: nessuna delle due ricette affronta davvero il nodo della speculazione. Anzi, entrambe la favoriscono. Per combatterla, servirebbe regolare i mercati finanziari: nell’immediato avrebbe efficacia che la Banca centrale europea acquistasse direttamente i titoli di stato e, per quanto riguarda l’Italia, si bloccasse la possibilità delle vendite allo scoperto. Dire, invece, che si può fronteggiare questa situazione privatizzando, o toccando le pensioni, non incide sulla speculazione, incide sulla gente. Per questo l’appello delle parti sociali è ridicolo. È un attacco da destra al governo».
Berlusconi ha annunciato che introdurrà nella Carta l’obbligo del pareggio di bilancio.
«Una richiesta che in America fanno solo quelli dei Tea Party. Qui da noi, invece, l’ha chiesto Marcegaglia, anche a nome della Camusso».
Tutti bocciati, insomma?
«Nemmeno l’opposizione parlamentare mi pare in grado di fare con il ragionamento che serve per superare la crisi. C’è una grande insufficienza nel cogliere il punto di fondo. Non è che basta sbattere fuori Berlusconi e applicare politiche europee: no, è l’Europa che va a carte quarantotto. C’è Berlusconi da cacciare, certo, poi bisogna cambiare tutto il resto».
Partendo da dove?
«Noi proponiamo di costituire un’opposizione su contenuti diversi da quelli che propone la Marcegaglia. Anche perché l’opzione in campo mi pare evidente: far fuori il Cavaliere, ma svoltando a destra sulle politiche economiche. Io penso invece che vada proposto altro: la patrimoniale, regole sul mercato del lavoro, per cominciare. Un fronte democratico all’interno del quale ci sono delle differenze, ma che costruisce a partire da quel che c’è di comune. Con primarie di programma che coinvolgano la società civile sui punti sui quali non c’è accordo».
L’Udc la escluderebbe, par di capire.
«L’Udc è una destra non berlusconiana in sintonia con la Marcegaglia. Ma se alle elezioni si presentassero Berlusconi e un centrosinistra benedetto dalla Confindustria io non ci starei. Sarebbe un aggregato senza sbocco: serve invece uno schieramento che dia il senso di una alternativa vera, e non solo di persone».
Condivide l’apertura di Bersani a un nuovo governo, o anche al tentare un dialogo con Berlusconi?
«Penso che una qualche forma di dialogo, o anche di governo istituzionale, siano delle iatture. E questo perché considero le manovre sin qui fatte negative».
Andare oltre questo governo sarebbe una iattura?
«Se sostituisci Berlusconi con una qualche forma di “union sacree” in nome del famoso fatto che siamo tutti nella stessa barca, ti metti nelle condizioni per avere una situazione ancora peggiore. Insomma, o si costruisce uno sbocco in positivo, oppure, se al posto del Cavaliere ti ritrovi Maroni, o Tremonti, resti a livelli di basso impero. E se invece dai il timone a Monti, con un governo che fa stangate pazzesche, rischi di ritrovarti con la gente che pensa: ma allora era meglio Berlusconi».
Quindi come Casini lei predica di fare attenzione a come si esce dal berlusconismo, ma va nella direzione opposta.
«Esatto. Abbiamo posizioni più radicali, altri nel centrosinistra posizioni più moderate: ma il nodo è se c’è uno congiunzione possibile che non metta la Marcegaglia al centro».
E c’è?
«È possibile. Vedo una certa paura di fare i conti col fatto che il centro ha posizioni molto diverse. Lo vedo sia da parte del Pd, ma anche di Vendola. Io penso invece che proposte dell’Udc siano chiare: finisce Berlusconi e si ricostruisce un’altra destra. Legittimo, ma non c’entra niente con noi e spero che non c’entri niente con il Pd».
giovedì 28 luglio 2011
Provincia MT: comunicato stampa di Nicola Saponara(portavoce Prc-Fds)
La discussione in atto da mesi su un riassetto generale delle cariche provinciali, sta attraversando una fase di stallo che non giova affatto all’immagine di un centrosinistra che poco ha da vantare in due anni di attività amministrativa. Che le idee circa un rilancio programmatico siano alquanto confuse e lacunose lo si era capito da tempo e il quadro generale che ne risulta dell’intera coalizione è poco edificante. In una congiuntura economica drammatica, il ruolo della sinistra dovrebbe essere legato alla proposizione di progetti di sviluppo e di sostegno alle fasce disagiate della società. La verifica politica invece, si è imbrigliata tra le guerre interne al Partito Democratico e il protagonismo di fazioni minoritarie che ricercano spazi di visibilità a tutti i costi.
In un territorio che vanta primati negativi in quanto ad occupazione, reddito ed emigrazione, non ci si può permettere attese e pause di riflessione a lungo termine. Vorrei soffermarmi solo su alcuni aspetti che richiedono analisi e soluzioni repentine.
Sul piano infrastrutturale, abbiamo assistito ad un peggioramento della già precaria viabilità provinciale, frutto di una programmazione disattenta, incapace di garantire persino la manutenzione ordinaria. Il ben noto isolamento delle aree interne, nonché l’inadeguatezza di arterie di collegamento delle zone turistiche, richiedono una cantierizzazione dai tempi certi e costi contenti. Occorre riattivare un processo di progettazione di edilizia popolare, ferma ormai da anni e sarebbe auspicabile un intervento sostanziale sull’edilizia scolastica prima della ripresa delle attività.
Il piano provinciale dei trasporti, impolverato dal 2007 nei cassetti di qualche scrivania di via Verrastro, richiede una rivisitazione attenta che proponga un miglioramento dei collegamenti tra le aree interne e il capoluogo, creando centri di raccolta che eliminino chilometri inutili ed offrano la possibilità di istituire corse aggiuntive per famiglie, studenti e lavoratori.
Sul piano ambientale non si può prescindere da una risoluzione delle periodiche emergenze rifiuti che rappresentano una piaga per i territori e un business remunerativo per le imprese legate allo smaltimento. Diventa quindi prioritaria un’accelerazione sul sistema di raccolta differenziata comprensoriale, con l’individuazione di un sito unico provinciale di conferimento e un impianto di compostaggio. Credo inoltre vada affrontato con molta serietà il problema legato al dissesto idrogeologico, alla luce anche di quanto visto lo scorso inverno, quando gli eventi calamitosi hanno devastato il settore agricolo e causato decine di milioni di euro di danni alle infrastrutture.
Sul piano occupazionale, l’ esplosione della disoccupazione e degli ammortizzatori sociali, la precarizzazione del lavoro perpetrata da una politica filo-padronale del Governo nazionale, richiedono una risposta dal basso attraverso forme compartecipate di welfare territoriale, compatibilmente con le esigue risorse destinate agli enti locali. Alla Finanziaria lacrime e sangue si deve rispondere con il reddito sociale, intervenendo attraverso una equa redistribuzione delle risorse che questa regione può vantare. Altra cosa rispetto al bonus benzina che il centrodestra ha sbandierato come compensazione derivante dall'estrazione di 80mila barili di greggio al giorno in Val d'Agri.
In un clima di grave disagio socio-economico, forti sono le spinte verso il lavoro nero e malpagato, con conseguenti ricadute sulla salute dei lavoratori. La politica deve favorire l’incontro domanda-offerta, attraverso una riorganizzazione dei centri per l’impiego, oggi inadeguati.
I nodi da sciogliere sono molti anche rispetto alla composizione di una nuova giunta e richiedono innanzi tutto una chiarezza di fondo a partire da una circoscrizione della coalizione a quelle forze che hanno contribuito alla vittoria del Presidente Stella nel 2009 e che non si prestano a trasformismi ed alleanze ambigue nei territori. Le recenti consultazioni amministrative hanno dimostrato che il centrosinistra vince se presenta candidati credibili e programmi condivisi.
La Federazione della Sinistra che, nonostante l’oscuramento mediatico, ha conseguito significativi risultati sul territorio locale e nazionale, credo possa giocare un ruolo importante nel tentativo di riportare queste tematiche sull’agenda politica della coalizione. Ci si augura che gli alleati siano più rispettosi e meno escludenti rispetto al recentissimo passato.
Nicola SAPONARA
mercoledì 27 luglio 2011
Di Sabato (Prc): contro il partito attacco disonesto
Si riparte
sabato 4 dicembre 2010
14 Dicembre. Movimenti in piazza per l’alternativa.
martedì 16 novembre 2010
Messaggio di De Filippo al Congresso Federazione Sinistra
“Lavorare insieme al progetto di crescita e di sviluppo della comunità lucana di cui si è fatto carico in questi primi sei mesi di attività il governo regionale”
AGR“L’auspicio è che il comune cammino intrapreso da Prc, Pdci, Socialismo 2000, Lavoro-Solidarietà, oltre che da altri movimenti e associazioni che vogliano impegnarsi sul vostro stesso terreno, riesca ad invertire quella che, da più parti, ed anche da Voi, è stata definita come una sorta di tendenza distruttiva alla divisione e alla frammentazione della sinistra italiana”.
E’ quanto afferma il presidente Vito De Filippo nel messaggio inviato al Congresso della Federazione della Sinistra che si svolge oggi a Potenza.
“La consapevolezza – sottolinea il Governatore - è che già questo Primo Congresso della Federazione della Sinistra rappresenti un momento di mobilitazione di quella Basilicata che, per mutuare il titolo della Vostra assise, “non si piega” alle ingiustizie sociali e che soprattutto, in una Regione come la nostra, impegnata con poche altre realtà meridionali a contrastare l’avanzata del centrodestra, sappia lavorare con le forze della sinistra riformista a quel progetto di crescita e di sviluppo della comunità lucana di cui si è fatto carico in questi primi sei mesi di attività il governo regionale da me presieduto”.
giovedì 11 novembre 2010
Chi ha paura dei comunisti greci?
Non far sapere ai popoli europei che i comunisti e la sinistra vincono le elezioni. O meglio, a quello italiano. La censura mediatica che subiscono i comunisti nel nostro paese attraversa i confini e si applica anche a ciò che riguarda gli altri paesi europei. Nella stampa italiana infatti, a partire dai suoi maggiori quotidiani, Repubblica e Corriere in testa, per non parlare dei telegiornali, non si è fatto un minimo accenno al primo turno delle elezioni amministrative che si sono tenute in Grecia questo fine settimana. Non pensiamo sia un caso. Sono elezioni dove Il Kke, il Partito Comunista Greco, ha avuto un grande risultato, raggiungendo il suo massimo storico dalla fine del regime dei colonnelli ad oggi, passando da una percentuale del 7,5% raccolta alle ultime elezioni politiche all'11% del 7 Novembre. Di fatto è l'unico partito greco a crescere, e lo fa dopo essere stato fra i protagonisti della rivolta al piano di austerità. Un successo riconosciuto da tutti i commentatori politici greci.
Ma l'altro dato politico enorme di queste elezioni è indubbiamente l' astensione, che ha raggiunto livelli senza precedenti. La delusione e la rabbia per le misure antipopolari del governo socialista a guida Pasok ha spinto moltissimi a disertare le urne. Ma è questo esodo dalle urne a mantenere in realtà in vita il governo socialista. Chi voleva sanzionare così il governo, lo ha in realtà rafforzato. Tutti infatti, nel dopo voto, come spesso accade, si sono dichiarati soddisfatti. Il Pasok e Papandreu, che traggono dalla tenuta relativa e dal fatto di aver mantenuto la posizione di primo partito la motivazione per continuare nell'azione di governo e giustificare la propria azione, allontanando così lo spettro di elezioni anticipate. Nuova Democrazia, il partito conservatore, è invece felice di aver ridotto il distacco da i socialisti. In realtà è il sistema bipartitico a traballare. Su questo insiste Alexis Tsipras, Presidente del Synaspismos, l'altro partito della sinistra radicale, nel commentare i risultati del suo partito, che conferma i dati delle passate elezioni politiche e che aveva scelto in alcuni casi di sostenere candidati socialisti ribelli e contrari al piano del FMI, come nel caso dell'Attica, la regione di Atene, dove ottiene il risultato più significativo. Un primo passo, quello di liste con esponenti socialisti contrari alla politica del Pasok, per cercare di modificare il sistema politico greco, secondo Tsipras. I risultati elettorali e l'astensione sono il segnale della profonda crisi di consenso della politica liberista. Una crisi che si traduce in una messa in discussione del tradizionale bipartitismo greco. La vittoria dei comunisti è il segnale che è a partire dalle lotte sociali e da una battaglia intransigente contro i piani d'austerità e le politiche antipopolari che si può rafforzare e far crescere la sinistra di alternativa, comunista e di classe.
su Liberazione (10/11/2010)
lunedì 8 novembre 2010
FdS Matera: documento congressuale a difesa dei diritti
I lavori stati aperti da una relazione di Francesco Mandile, segretario del Pdci provinciale di Matera.
Le conclusioni invece sono state affidate ad Italo Di Sabato, segretario regionale del Prci di Basilicata.
Garante dei lavori congressuali, a nome della direzione nazionale della FdS, è stato Giovanni Soave.
Hanno partecipato all’incontro anche il sindaco di Matera Salvatore Adduce e il consigliere comunale di Sinistra Unita Raffaele Cotugno. L'Assemblea ha eletto un coordinamento di 10 componenti: Mandile Francesco, Saponara Nicola, Cristallo Silvio, Continanza Maria, Mangieri Domenico, Dubla Giuseppe, Stifano Michele, Paterino Giuseppe, Giasi Manuela e Sardone Nicola.
Il Congresso – riferisce una nota della FdS di Basilicata - ha approvato il documento della FdS nazionale con un solo voto contrario e ha approvato all’unanimità quanto segue: “La FdS di Matera sostiene e solidarizza con i comitati e le popolazioni che stanno lottando contro la chiusura dell’ospedale di Tinchi e Stigliano. Esprime forte preoccupazione e censura il provvedimento adottato dal questore di Matera Bernabei che ha notificato l’ordinanza di sgombro del presidio permanente dell’ospedale di Tinchi.
La FdS, in concerto con i comitati - si legge nel documento - si attiverà in tutte le forme di lotta e mobilitazione contro la chiusura dell’ospedale e l’ulteriore smantellamento della sanità pubblica. La FdS, inoltre, ritiene necessario rafforzare le lotte diffuse nel territorio e in difesa del bene comune contro le devastazioni ambientali così come ribadisce la piena e sincera solidarietà ai tre lavoratori licenziati alla Fiat di Melfi. Ritiene inoltre necessario rafforzare le mobilitazioni a sostegno della Fiom per i diritti e contro i ricatti confindustriali di Marchionne e del Governo Berlusconi”.
venerdì 5 novembre 2010
SIAMO INVISIBILI, EPPURE: IMPERDIBILI!
Crediamo che l’accesso all’informazione sia un diritto inalienabile dei cittadini e le cittadine e che tutti, quindi, debbano avere la possibilità di conoscere le idee e le proposte di ogni forza politica, anche quelle non presenti nelle istituzioni nazionali, ma radicate nei territori e nelle istituzioni locali.
In un Paese in cui rischiano la chiusura, insieme a Liberazione, oltre 100 testate (cooperative, no profit, di idee, di partito) sono ancora più forti il ruolo e la responsabilità che il servizio pubblico deve svolgere nel rappresentare la pluralità di voci per garantire che chi guarda a noi, con o senza interesse, abbia ancora voce e volto.
Per questo, coscienti, dell’oscuramento, ma non rassegnati ad esso, senza neppure troppa presunzione pensiamo di essere contemporaneamente “invisibili” ed “Imperdibili”, per questo aggiungiamo da oggi, alla nostra comunicazione una sezione di video-messaggi, un modo un po’ artigianale e tuttavia prezioso, che spero sarà visitata e condivisa in rete.
Ringraziamo innanzitutto Federica Pezzoli, per la disponibilità e la generosità, che ci dimostra, mettendo a disposizione la sua adesione competente e “militante” al progetto.
Ci auguriamo che vogliate aiutarci, con la vostra critica, i vostri suggerimenti e la condivisione in rete a divulgare “invisibile-imperdibile”.
Rosa Rinaldi
resp. comunicazione
lunedì 25 ottobre 2010
"Il grande errore è pensare che bruciarli sia la soluzione"
di Roberto Farneti
Professor Scalia, la Campania è di nuovo alle prese con l'emergenza rifiuti. A Napoli cresce la quantità d'immondizia nelle strade. I cittadini di Terzigno sono in rivolta contro l'apertura, nel parco del Vesuvio, della discarica più grande d'Europa. Scelta condannata anche dall'Ue. Il premier Silvio Berlusconi scarica la responsabilità sugli amministratori locali campani, parla di "cattiva gestione" e ribadisce che le soluzioni adottate dal governo in questi due anni e mezzo sono "assolutamente valide". Di diverso avviso è il commissario europeo all'Ambiente, Janez Potocnik, secondo cui quanto sta accadendo in questi giorni in Campania dimostra invece che le misure adottate dal 2008 "sono insufficienti". Chi ha ragione?
Sono quindici anni che Berlusconi racconta favole con grande successo. Il guaio è che l'Italia è un paese di scarsa memoria su quasi tutto. L'emergenza rifiuti in Campania negli ultimi anni è un fenomeno ricorrente e ha radici lontane, che possiamo far risalire alla decisione della giunta Rastrelli, in carica fino al duemila, di affidare tutto il ciclo dei rifiuti - dalla costruzione dell'inceneritore agli impianti di trattamento e stoccaggio - in mani private tramite appalto. Purtroppo la gara fu vinta dall'Impregilo di Cesare Romiti, che in Campania assunse il nome Fibe.
Bertolaso minimizza. Dice che entro novembre il termovalorizzatore di Acerra "funzionerà a pieno regime" dopodichè, con la messa in funzione dei termovalorizzatori di Napoli e Salerno "si risolverà tutto".
Acerra sarebbe dovuto entrare a regime già nel 2008, perchè questo ritardo? Nel frattempo milioni di tonnellate di rifiuti ammassate sotto forma di ecoballe sono in attesa di essere smaltiti. Ogni giorno in Campania ci sono oltre 7mila tonnellate di rifiuti da gestire. Facendo due conti, non è difficile capire che ci vorrà almeno una dozzina d'anni per bruciare l'accumulato. Non capisco poi perchè insistono con l'apertura di una seconda discarica nel parco del Vesuvio. Ricordo che, all'epoca del governo Prodi, Bertolaso si dimise perchè aveva proposto come soluzione la famosa discarica di Serre, in provincia di Salerno, dotata di una capacità di un milione e mezzo di metri cubi e distesa su un letto di argilla spesso più di venti metri. Il luogo ideale per ospitare rifiuti perchè l'argilla, essendo impermeabile, impedisce infiltrazioni nel terreno sottostante. Il ministro Pecoraro Scanio si oppose perchè la discarica sarebbe sorta a cinquecento metri da non so quale oasi del Wwf. Incredibilmente Prodi diede ragione al suo ministro e Bertolaso se ne andò. Sui rifiuti anche la sinistra ha commesso degli errori colossali. Errori su cui Berlusconi ha costruito le sue bugie.
Le discariche, però, sono gestite a livello provinciale e Serre non è in provincia di Napoli.
Quella sui rifiuti è una competenza regionale che può essere poi compartimentata per province. Non esiste il piano provinciale per i rifiuti, esiste il piano regionale.
Cos'altro si dovrebbe fare per uscire dall'emergenza rifiuti in Campania?
Il guaio è che in Campania, per varie ragioni, si producono più rifiuti che nel resto d'Italia. Ad esempio, siccome c'è molta agricoltura, qui hanno il 20% di organico in più. Bisognerebbe far funzionare meglio tutti gli impianti di trattamento che, se non ricordo male, sette erano e sette sono rimasti, quasi tutti in provincia di Napoli. Per esempio gli impianti di Caivano sono niente più che nastri che fanno il vaglio della immondizia, non sono mai riusciti a produrre compost e anche la separazione la fanno male.
E la raccolta differenziata? Lo sa che c'è un comune del Vesuviano dove è al 53%? Si chiama Cercola, 21mila abitanti, è attaccato a Napoli. Però là le strade sono pulite...
Se è per questo ci sono piccoli centri, con sindaci bravi, dove la differenziata è all'80%. Oggi Napoli è al 19% ma non si può paragonare un paesino a una grande città, dove tutto è più difficile. E poi penso anche che se da un lato è giusto stigmatizzare amministrazioni incapaci e persino corrotte, dall'altro va sottolineato che pure i corpi intermedi - livelli amministrativi, operatori - non hanno brillato. Ricordate quando i camion per la raccolta della spazzatura a Napoli non potevano uscire dai depositi perchè avevano le gomme bucate? Bisognerebbe che anche i cittadini campani facessero la loro parte, partecipando di più alla raccolta differenziata e modificando certi stili di vita, visto che producono in media più rifiuti che nel resto d'Italia. Certamente bisogna evitare di ricommettere l'errore di pensare - come sta facendo il governo - che il problema dei rifiuti si risolve con l'incenerimento. C'è invece bisogno di un sistema di tipo industriale efficente in cui tutte le fasi dello smaltimento agiscano in modo coordinato: la raccolta differenziata, il recupero, il riciclaggio, il ritrattamento di quello che avanza.
su Liberazione (24/10/2010)