lunedì 7 dicembre 2009

I partiti "tirati" in campo Sinistra, Idv e poco Pd

da Liberazione, 6 dicembre 2009, pag. 2

di Angela Mauro

«Avevamo deciso di istituire il Sì Berlusconi Day, per dimostrare che esiste un'altra Italia da quella che sa dire solo no e per manifestare il nostro supporto e il nostro apprezzamento per il Presidente Berlusconi...». Laconico, qualche giorno fa, il sito "siberlusconiday.org", istituito apposta per organizzare la contro-manifestazione al "NoBerlusconiDay" di ieri, annunciava che non se ne fa niente. Ci hanno minacciato, scrivono sul sito i promotori e non si tratta di internauti bensì dei parlamentari berlusconiani Valducci e Stracquadanio. Le forze dell'ordine hanno consigliato di evitare la "contro piazza", spiegano, annunciando che l'iniziativa slitta, forse «a febbraio». Ora, guardando la piazza di ieri, è facile pensare che promuovere per lo stesso giorno un appuntamento di segno uguale e contrario non era una grande idea, nemmeno per i berlusconiani che di iniziative di piazza hanno dimostrato purtroppo di intendersene, in questo paese che da 15 anni si lascia governare dal Cavaliere, più o meno ininterrottamente. Ora si cambia? Presto per dirlo, intanto è un fatto che le "truppe del Presidente" siano state costrette al ritiro.
Evento nato dal web, questo 5 dicembre 2009, i partiti seguono, chi con bandiere, chi no. Quelle rosse di Rifondazione sono tante e si contendono il cielo sopra il corteo, che pullula del viola scelto dagli organizzatori. Spunta qua e là il bianco delle bandiere dell'Idv, abbondante anche questo. Troppo per Rosi Bindi, presidente del Pd che ci crede nel suo ruolo di garanzia azzardandosi in piazza nel tentativo di salvare capra e cavoli. «Così ci siamo anche noi - dice - un piede in piazza, l'altro a costruire l'alternativa...». Ma le bandiere degli altri non le sopporta. «Mi sono vestita apposta in colore neutro», giacca beige, pantaloni neri. «I manifestanti hanno scelto il viola, a che serve imporre il rosso o le bandiere dell'Idv?». Ma, nonostante il ruolo difficile, stretto dalle critiche di chi (Prc, Sinistra e Libertà, Di Pietro) condanna la non adesione ufficiale dei Democratici, Bindi è a suo agio. Storce la bocca guardando lo spezzone del corteo che si muove al passo di «Mafioso, mafioso!» (a Berlusconi). «Bisogna stare attenti...», è pensierosa la presidente che su Spatuzza nutre gli stessi dubbi di tutti quelli che non vogliono trarre conclusioni affrettate dalle parole di un collaboratore di giustizia. «Lo mandiamo a casa?», le fa uno. «Se ci riusciamo... Di certo, se chiama un'altra volta in una diretta televisiva dove ci sono io, lo denuncio per stalking telefonico». Intorno ridono, pensando alla telefonata a Porta a Porta quando il premier le disse «sei più bella che intelligente». La piazza tira. Una ventina di manifestanti camminano reggendo lettere giganti: quelle della parola «d-i-m-e-t-t-i-t-i». E Bindi o non Bindi, il Pd si avvia ad una fase molto complicata, a partire dalla prossima settimana, quando dovrà decidere che atteggiamento assumere alla Camera sulla legge sul legittimo impedimento, cara a Pdl, Lega e anche Udc. Franceschini e i suoi in piazza, Marino e la Concia pure, pezzi di minoranza democratica marcano la differenza da Bersani e anche da un Franco Marini, convinto che «con una piazza così ci teniamo Berlusconi ancora per anni...». Ma in fondo gli sconfitti alle primarie del 25 ottobre non sembrano in procinto di innescare una feroce battaglia interna (le regionali sono alle porte), al contrario si caricano addosso una "funzione cuscinetto" rispetto alle proteste esterne. «Dov'è il Pd, dov'è Bersani, dov'è la chiesa, dov'è il papa?», osa Ulderico Pesce dal palco, ma la piazza non fischia Rosi, lontanissimo il ricordo del D'Alema contestato alla marcia della pace Perugia-Assisi anni fa. «Ma sì, le difficoltà del Pd sono costruite...», smorza i toni Marino.
Da oggi si dovrà ragionare anche alla luce della piazza di ieri. Ma non troppo. Perchè la dirigenza Bersani ha in mente di liberarsi dall'ansia dipietrista e non ci sta a cavalcare l'onda umana che esibisce le manette in piazza contro Berlusconi. Bersani è silente (parla oggi, ospite della trasmissione di Lucia Annunziata in mezz'ora su Raitre), Fini pure, ma, mentre i berlusconiani del Pdl restano fedeli all'invettiva (La Russa per esempio ironizza su «due assenze importanti al No B Day: quelle di Nicchi e Fidanzati», i due latitanti di mafia arrestati ieri) si percepisce un dialogo a distanza tra Democratici e finiani. Il magazine della fondazione Farefuturo, fondata dal presidente della Camera, sfida Pd e Pdl a conquistare la propria autonomia da Idv e Lega. Dimostrino che «la pazienza della proposta invece che l'ansia della protesta - si legge in un articolo di Antonio Rapisarda - E in nome di una visione politica di ampio respiro sta a Pd e Pdl, piaccia alle piazze o no, dimostrare di saper essere una calamità per gli altri. E non un rimorchio per la demagogia».
Anche la sinistra extraparlamentare riflette sul vuoto che porta in piazza una protesta di certo diretta e densa contro Berlusconi, ma impreparata sul dopo-Cavaliere, non matura di proposte alternative. Paolo Ferrero, a nome della Federazione della Sinistra, propone di «continuare la mobilitazione con una campagna referendaria contro la precarietà per abrogare la legge 30», convinto che «la vera opposizione si fa in piazza e non in Parlamento». Nichi Vendola nota la presenza di «tanti partiti senza popolo e un popolo senza partiti: abbiamo il dovere di ricongiungerli».
Berlusconi non si dimetterà, lo ha detto più volte. Prepara le contromosse e, nonostante i fischi che si è preso ieri a Torino, dove ha inaugurato la linea di alta velocità per Milano, si pregia dell'arresto dei latitanti mafiosi. Che tempistica, dopo la deposizione di Spatuzza. Il deputato imprenditore Cazzola del Pdl si chiede sardonico chi l'abbia «pagata la manifestazione» di ieri. Il punto è quanto conterà una piazza così consistente nello scenario che poteri e contropoteri distanti dalle piazze stanno attrezzando per il paese?

L'onda viola in piazza: "Berlusconi dimettiti"

da Liberazione, 6 dicembre 2009, pag. 2

di Laura Eduati

Emiliano ha soltanto quattordici anni ma le idee chiarissime: " Berlusconi non mi piace perchè tratta le donne come degli oggetti". Discorsi che magari avrà sentito a casa, dalla bocca della madre o della zia. "Macchè, io mi informo. Leggo Repubblica on-line". Nella bolgia festante sono migliaia i giovani e giovanissimi scesi in piazza per chiedere le dimissioni di Berlusconi. "Non è un buon esempio etico per l'Italia", sintetizza Mattia, 22 anni, studente di scienze politiche a Lecce che spera di non dover emigrare per trovare lavoro. Sanno che non basta una manifestazione per eliminare il Cavaliere dalla scena politica: " Ci vorrebbe una informazione meno controllata da Mediaset", ripete come tanti Nicolò da Matera, appena diciotto anni e nessuna idea su quale partito voterà. E come lui un sacco di ragazzi politicamente indecisi e spaesati, tranne sulla rivendicazione della piazza: la legge è uguale per tutti. E per ribadirlo sono arrivati da tutta Italia.

Indossano quasi tutti indumenti viola: calze, scarpe, borse, kefiah, persino un palloncino legato ai capelli. Viola pure quello. L'onda viola marcia urlando slogan che non vanno molto per il sottile: "Berlusconi mafioso", "Silvio vattene stronzo", "Hai rotto il c...". Sono arrabbiati, sdegnati. I casertani usano un megafono: "Cosentino non lo vogliamo". La piazza virtuale si è fatta carne, ed è carne pulsante. L'opinione pubblica 2.0, come la chiamano gli organizzatori eredi dei girotondini, da Facebook è passata alla vita reale.

Oltre un milione di partecipanti alla prima piazza organizzata sul web, dicono dal palco allestito a Piazza San Giovanni sul quale saliranno blogger, intellettuali e artisti ma nessun politico perché il No Berlusconi Day voleva essere la mobilitazione della gente e non dei partiti. Ed il corteo è davvero lungo, denso, percorso da una unica martellante richiesta di legalità. Per il popolo viola l'unico modo per ripristinarla è cacciare Berlusconi. D'altronde messaggi e cartelli fai-da-te insistono sul coagulo di anomalie berlusconiane lievitate dopo le dichiarazioni di Spatuzza: il conflitto d'interessi, il presunto legame tra premier e mafia, le leggi ad personam, l'attacco alla Costituzione.

Pochissimi i riferimenti alla "mignottocrazia" , all'affare Noemi, alla D'Addario. Berlusconi se ne deve andare perché è Berlusconi, le politiche su immigrazione, lavoro, fisco, famiglia, non vengono prese in considerazione. Un gruppo di ragazzi di Milano ha confezionato delle manette giganti che accompagnano lettere gialle dell'alfabeto per formare la parola "Dimettiti" . Anche questa idea bricolage, dicono, è nata su Facebook.

Serpeggia l'insoddisfazione per il tatticismo del Pd, che non ha aderito alla manifestazione come invece hanno fatto Rifondazione Comunista, Pdci, Italia dei Valori, Sinistra e Libertà, Verdi- Sinistra ecologista, i comunisti di Marco Rizzo. Andrea è uno dei pochissimi a sventolare la bandiera del partito di Bersani. E' del circolo Varlungo di Firenze: "Chi continua a criticare il Pd farebbe bene a prendere la tessera e provare a cambiarlo".

Le bandiere rosse del Prc, concentrate verso la fine del corteo, sono numerosissime e si accalcano vicino al camioncino aperto delle Brigate di Solidarietà Attiva dal quale alcuni lavoratori Eutelia vendono arance "metalmeccaniche"a cinque euro per finanziare la propria lotta. "Scrivi che da quattro mesi non prendiamo lo stipendio" dice Gloria.

Poco dopo un'altra licenziata dell'Eutelia parlerà dal palco, dove il fratello di Paolo Borsellino, Salvatore, lancia accuse pesantissime nel nome delle centinaia di persone che hanno marciato mostrando al cielo un fac-simile dell'agenda rossa del giudice ammazzato dalla mafia, agenda sparita e mai ritrovata, e urlando a squarciagola: "Fuori la mafia dallo Stato". Salvatore scandisce: "Schifani si trincera dietro il suo incarico per non rispondere dei suoi trascorsi societari con i mafiosi". La folla applaude, mentre dai gazebo copie del quotidiano travagliano-dipietrista Il Fatto vanno via come il pane. Si alternano al microfono Ascanio Celestini, Giorgio Bocca in diretta telefonica contro le querele alla stampa promosse da Berlusconi e che "uccidono la libertà di stampa", e poi una terremotata aquilana, Enza Blundo, che dice: "L'Aquila è stata un'operazione di immagine". Dario Fo e Franca Rame sono emozionati: "Quello che vediamo qui ci fa dire che arriverà il momento della festa".

Un successone, per gli organizzatori Franca Corradini, Massimo Malerba, Gianfranco Mascia e Sara de Santis. Hanno già chairito che da No Berlusconi Day non nascerà un partito. Ma nemmeno sono disposti a tornare nelle piazze virtuali dei social network. La mobilitazione ha mischiato moltissima gente comune ma anche partiti e associazioni come Arci, Libera, Articolo 21, Coordinamento dei precari della scuola. Piccole ma viola manifestazioni anche a Sidney, Madrid, Londra e Berlino.

Per Riccardo, operaio veniseienne di Terni, questa è la prima manifestazione nazionale: "Sono qui perchè Berlusconi ci prende in giro" . Non sarà una dichairaziona dal sapore politico, ma il No B Day lascia libero sfogo alle emozioni, all'indignazione e soprattutto alla consapevolezza che l'unica via per sbarazzarsi del premier passi per la magistratura. "Silvio, fatti processare" scandiscono i cartelli. O anche: "Berlusconi wanted" . Oppure un grido ripetuto goliardicamente: "Un unico sogno nel cuore, Berlusconi a San Vittore". Questo urlano i ragazzi del popolo viola, delusi dalla sinistra tiepida o lontana dalla realtà, e delusi dalla generazione dei loro genitori. "Si sono accontentati di poco" riassume Corrado, ventenne veronese che comincia a saltare come allo stadio: "Chi non salta Berlusconi é!".

martedì 1 dicembre 2009

Prc in piazza contro B : " L'unico modo per esistere"

da Il Fatto Quotidiano, 1 dicembre 2009, pag. 6

di Wanda Marra

Sabato Rifondazione Comunista sarà in piazza per il No B. Day. Con l'Idv è stato il primo partito ad aderire alla manifestazione, lanciata sulla rete. "Abbiamo aderito per primi e invitato tutti i partiti e tutte le forze sociali a partecipare", spiega il segretario, Paolo Ferrero. D'altra parte, insieme al Prc ci saranno tutte le sigle della sinistra radicale ora extraparlamentare. Che con l'occasione riemerge dall'ombra.

Perchè avete deciso di partecipare?

Si tratta di una grande manifestazione organizzata dalla società civile. Per noi è importante che le diverse istanze prendano voce: i diritti delle donne e dei migranti, l'acqua, la lotta alla mafia. Per noi, il punto fondamentale è che sia un grande passaggio di popolo che evidenzi che i problemi dell'Italia non sono il colore delle mutande delle amanti di Berlusconi o i minareti.

Ma la giustizia, che in questo momento è al centro dell'agenda politica, non è uno dei temi a voi più cari...

Noi abbiamo raccolto le firme insieme a Di Pietro sulla questione Lodo Alfano. Per noi, la democrazia e la giustizia sociale sono due facce della stessa medaglia. Per quanto ci riguarda, non c'è nessun giustizialismo, ma siamo fermamente per la difesa della Costituzione.

Ma non sarà che è un'occasione di visibilità che non potete perdere?

E' soprattutto l'occasione per l'allargamento e l'esplicitazione dell'opposizione a Berlusconi, che va fermato. Anche all'interno di questo contesto la sinistra di alternativa si sta ricostituendo. Il 5 mattina parte la Federazione della Sinistra con una serie di altre forze tra cui il Pdci, che noi proponiamo essere la casa di tutte le sinistre di alternativa. E la manifestazione é anche la nostra: infatti, ci andremo lavorando per la partecipazione.

Ma non vi mette a disagio manifestare con Di Pietro, che da sempre cavalca tematiche molto diverse dalle vostre?

Nella misura in cui siamo d'accordo con la piattaforma, non abbiamo nessun imbarazzo. Noi accentuiamo le questioni sociali che sono le grandi dimenticate del dibattito politico.

Cosa avete in comune con l' Italia dei valori?

L'opposizione a Berlusconi e la necessità di l'opposizione sia molto forte e non compromissoria. Dopodicchè, Di Pietro sul piano politico è legato a una famiglia politica come quella liberale che è di destra. Noi siamo di sinistra.

Quanti dei vostri elettori tradizionali sono ora con Italia dei valori?

Questo non sono in grado di dirlo. Di Pietro in questa fase ha goduto del fatto di essere molto visibile mediaticamente perchè presente in Parlamento, mentre noi siamo completamente oscurati. Dobbiamo recuperare un pò di visibilità, la cui assenza ci penalizza moltissimo. E volgiamo ripartire dal tema del lavoro e della precarietà.

Con i lavoratori per uscire “da sinistra” dalla crisi neoliberista

Verso la Conferenza delle Lavoratrici e dei Lavoratori

intervista a Roberta Fantozzi, responsabile lavoro del Prc (Liberazione del 28/11/2009)

Sconfiggere le politiche neoliberiste, costruendo una via d'uscita “a sinistra” dalla crisi, è possibile. Lo testimoniano le tante vertenze vittoriose condotte in questi mesi dagli operai della Innse di Milano, della Fincantieri, della Safilo,o altre ancora in corso, come quella Alcoa. E tuttavia, permane il rischio che la crisi possa alimentare divisioni sul terreno sociale e la “guerra tra poveri”.


In questo quadro, il compito di una forza politica come Rifondazione non può che essere quello di «ricostruire una prospettiva di trasformazione», stando dentro ad ogni conflitto, costruendo reti di solidarietà nei territori - anche attraverso la creazione di Comitati unitari contro la crisi - e avanzando proposte coerenti sul piano legislativo. Con la consapevolezza che non sarà facile ricucire in breve tempo quel rapporto di fiducia incrinatosi tra la sinistra e quella parte del mondo del lavoro che, ad esempio, si astiene al sud e, al nord, vota Lega. E' questa la strada indicata ai lavoratori e alle lavoratrici di Rifondazione dal documento di preparazione della Conferenza nazionale che si terrà il 30 e 31 gennaio. «Un testo di avvio della discussione, modificabile e integrabile», precisa Roberta Fantozzi, responsabile nazionale lavoro del Prc.
Il documento sottolinea il ruolo decisivo delle lotte operaie per costruire una via d'uscita a sinistra dalla crisi- Tuttavia, i sondaggi dicono che molti di questi lavoratori che, almeno dentro le loro fabbriche, combattono gli effetti delle politiche neoliberiste, poi però votano a destra. Come si spiega questa contraddizione?
Questa contraddizione è il frutto di processi di lungo periodo. In questi anni c'è stata una frantumazione del mondo del lavoro, che ha reso più difficile per tutti il compito di rappresentarlo. Più di recente, c'è stata Ia delusione per le esperienze dei governi di centrosinistra. Non a caso dal 2006 al 2008 l'astensionismo tra gli operai è aumentato di 11 punti, voti che prima andavano al centrosinistra complessivamente inteso. C'è stato un processo di esodo dalla politica, determinato anche da limiti soggettivi della sinistra. Con questa conferenza intendiamo ribadire che l'iniziativa permanente sui temi del lavoro, il radicamento nei luoghi di lavoro, sono elementi fondativi della nostra identità e, crediamo, di tutta la Federazione della sinistra alternativa. Vogliamo che la conferenza sia un'occasione di protagonismo delle lavoratrici e dei lavoratori che in tutta Italia stanno portando avanti vertenze, mobilitazioni. I compagni e le compagne di Rifondazione sono generosamente dentro a questi conflitti, per pensiamo che si possa fare di più e di meglio. Dopodiché, stare nelle lotte è una parte delle cose che dobbiamo fare, ma non l'unica. Dobbiamo anche lavorare per la ricostruzione della credibilità della sinistra in quanto tale. La Federazione della sinistra di alternativa per noi significa dire «è finita una stagione di divisioni».

Il Prc dà un giudizio durissimo del nuovo modello contrattuale. Nel documento c’è scritto che il partito appoggerà «tutte le iniziative volte a scardinare l'accordo separato, iniziative in cui si registra positivamente il protagonismo della Fiom». Perché solo la Fiom? Tutta la Cgil non ha firmato quell’accordo...
Il fatto che la Cgil non abbia firmato la controriforma della contrattazione è un elemento assolutamente decisivo, perché altrimenti il cerchio si sarebbe chiuso. Quell'accordo è gravissimo perché rappresenta un attacco al salario e ai diritti del lavoro. Si vuole arrivare al contratto individuale immaginando un sindacato di servizi che cogestisce con le imprese quelle parti di stato sociale che si vogliono privatizzare. Un modello non emendabile. Se è così, l'obiettivo deve essere di far saltare quell'accordo, cosa che rende necessario un salto di qualità anche nell'iniziativa della Cgil.

C’è chi, dentro la Cgil, preme per lo scipero generale. Giusto farlo?
Sì. Che l'11 dicembre ci sia lo sciopero della Funzione pubblica e di tutto il settore della conoscenza è positivo ma, data la situazione, riteniamo urgentissimo arrivare a un momento di unificazione delle mobilitazioni.

La Cgil è sotto attacco, la presentazione di una mozione alternativa al congresso non rischia di creare divisioni?
La democrazia si nutre del confronto tra posizioni diverse. Io penso che i lavoratori non comprenderebbero una discussione con toni distruttivi. Invece, che la Cgil discuta della propria strategia per l'oggi e per il futuro, penso sia un modo per rispondere all'attacco di cui è oggetto.

La Fiom ha lanciato una proposta di legge di iniziativa popolare sulla democrazia sindacale, Che ne pensi?
Le elezioni delle Rsu ovunque e senza quote di riserva, il voto vincolante sugli accordi sono punti importantissimi, anche se non condividiamo lo sbarramento nazionale al 5%. Sosterremo questa proposta, perché la democrazia non può esistere se è negata nel cuore delle relazioni sociali, nei rapporti di lavoro. Oggi in Italia siamo nella condizione che il padronato si sceglie i sindacati con cui contrattare e chiudere accordi, senza che i lavoratori possano dire in nessun passaggio se quei sindacati li rappresentano o no.

Ferrero, Prc: Morti sul lavoro. Deceduto operaio Thyssen di Terni. Vergogna per ennesimo omicidio.

Dichiarazione di Paolo Ferrero, segretario nazionale del Prc-Se.

Oggi Diego Bianchina, operaio della Thyssen di Terni di appena 31 anni è stato ucciso dalle esalazioni di acido cloridrico. Rifondazione Comunista esprime dolore e rabbia per l’ennesima vittima sul lavoro. Diego Bianchina e tutte le altre morti bianche sono il frutto di un sistema produttivo che ormai non tiene più nel debito conto la vita dei lavoratori, ma è subordinato alla logica di una produttività esasperata e alla massimizzazione del profitto. Occorre che la politica, le organizzazioni sindacali e le istituzioni diano la priorità assoluta al potenziamento della sicurezza dei lavoratori. Rifondazione Comunista ritiene che tutti gli atti compiuti per “allargare le maglie” della sicurezza sul lavoro introdotte dal Governo debbano essere ritirate. Rifondazione Comunista esprime le più vive condoglianze alla famiglia del giovane Diego Bianchina ed un augurio di pronta guarigione al suo compagno di lavoro, anche lui investito dalle esalazioni dell’acido.