mercoledì 16 settembre 2009

Intervista a Stefania Pezzopane, presidentessa della provincia dell'Aquila

Vespa fa slittare Ballarò. Pezzopane: “Propaganda indecente. Migliaia ancora senza casa”

Come si può osare pensare che lo spostamento di Ballarò sia dovuto a motivi censori? Il direttore generale Masi sta tentando di far credere a tutti che si tratta solo di un normale coordinamento aziendale. Vogliamo prenderlo in parola. Se davvero si è trattato di una normale operazione di palinsesto per quale ragione si è attesa la doemnica pomeriggio per comunicarla al direttore di Raitre? Perchè non è stato fatto prima? Da quanto tempo si sapeva dello speciale Porta a Porta? Da quanto Masi e i suoi sapevano che anche Ballarò sarebbe andato in onda? Non erano stati informati delle conferenze stampa? Non avevano letto la loro rassegna stampa? Chi ha ordinato loro di fare così e di non disturbare il sovrano, lo hanno deciso loro o li ha chiamati un valvassore?
In ogni caso, se hanno deciso loro debbono andarsene perchè censori, se non lo hanno deciso loro perchè valletti, se addirittuta, come hanno sostenuto, si è trattata di una ta
rdiva decisione di palinsesto, se ne debbono andare perchè incapaci, dilettanti e dunque inadeguati a guidare quella che un tempo veniva chiamata la più grande azienda pubblica dell'industria della cultura, della informazione, dello spettacolo.
In realtà si è trattato di un'operazione di regime, adeguata allo spirito dei tempi ed anche dell'ultimo avertimento contro il direttore di Raitre Paolo Ruffini che non ha voluto dare il suo consenso all'operazione.
Se ancora ci fosse qualche dubbio vi proponiamo la bella e appassionata intervista che il direttore di "articolo 21"
Stefano Corradino, con la consueta tempestività, ha realizzato con Stefania Pezzopane, la presidentessa della provincia dell'Aquila che, insieme ad altri amministratori e cittadini, aveva rilasciato delle interviste a Ballarò che sarebbero andate in onda nella puntata contestata, contribuendo forse a guastare la festa al re e ai suoi cortigiani.

Vespa fa slittare Ballarò. Pezzopane: "Propaganda indecente. Migliaia ancora senza casa"
di Stefano Corradino

"... Si vuole dare l'idea che il problema terremoto è risolto quando decine di migliaia di persone sono ancora senza casa. Non capisco perchè non si voglia fare una consegna di case seria e sobria con tutte le istituzioni coinvolte e si debba fare una cerimonia come fosse un passaggio sotto un arco di trionfo quando sono migliaia quelli sbattuti ancora nelle tende in giro per l'Abruzzo. Lo sa cosa chiedo? Solo un pò di decenza". Stefania Pezzopane, presidente della provincia dell'Aquila è irritata e delusa, alla vigilia della puntata speciale di Porta a Porta, per l'enfasi sulla consegna delle case. "Spostare Ballarò? Assurdo..."

Martedì la puntata di Ballarò non andrà in onda per lasciare spazio allo speciale di "Porta a Porta" sulla consegna delle case ai terremotati da parte di Berlusconi
E' pazzesco, assurdo. Al di là della questione televisiva sconcerta la mancanza di sobrietà e umiltà di fronte alla gravità della situazione. Le quattro case che consegnano non sono niente rispetto alle migliaia di sfollati...

La consegna delle case ad Onna non è un fatto importante?
Certo che lo è ma è un piccolosissimo passo. Chiarisco, sono felicissima che a 200 famiglie sarà consegnata un'abitazione. Ho perso numerose persone ad Onna. Parenti, amici. Onna è il paese di mio padre... E' chiaro che sono felice che i primi cittadini possano entrare in case con pareti rigide dopo oltre 5 mesi di attesa in tenda ma sono sconcertata dal fatto che un momento di sicura importanza possa venire utilizzato per scopi di altra natura, sostanzialmente propagandistica. Anche perchè le case che vengono consegnate non sono quelle del "Progetto case".

Perchè? Chi le ha costruite?

Sono quelle realizzate dalla provincia di Trento. I cittadini di Onna dovevano andare nelle abitazioni del "Progetto case" e non ci sono voluti andare, e si sono organizzati in Onlus; hanno fatto pressioni sulla protezione civile - e io li ho aiutati - e finalmente hanno ottenuto delle casette di legno vicino alle loro case. Come cittadini aquilani e rappresentanti degli enti locali che tanto ci stiamo adoperando per dare case a tutti e non a pochi, avevamo chiesto e continuiamo a chiedere sobrietà e umiltà nella consegna delle prime case. Se questo poi avviene addirittura annullando altre trasmissioni televisive c'è da rimanere allibiti.

Facciamo parlare le cifre. Ad oggi qual è la condizione degli sfollati?
Oltre 30mila persone sono ancora sulla costa e circa 16mila nelle tende. E' stata chiusa una tendopoli ma le persone, tranne poche decine, non sono potute andare in casa e la gran parte è negli alberghi dell'Aquila o di comuni limitrofi. Le prime case dovevano essere consegnate il 4 e non è avvenuto. Tra l'altro le case che vengono consegnate ad Onna non sono, come era previsto, le palazzine dove sono state messe le bandierine ma quelle che sono già apparse in tv quando è venuto domenica in visita il presidente Napolitano.

Era stata annunciata l'apertura delle scuole
Anche quella è stata rimandata perchè molte delle scuole non sono pronte.

Da Presidente della Provincia cosa chiede?
Chiedo un atteggiamento radicalmente diverso, non autorefenziale. Qui si vuole dare l'idea che il problema è risolto quando decine di migliaia di persone sono ancora senza casa. Non capisco perchè non si voglia fare una consegna di case seria e sobria con tutte le istituzioni coinvolte e si debba fare una cerimonia come fosse un passaggio sotto un arco di trionfo quando sono migliaia quelli sbattuti ancora nelle tende in giro per l'Abruzzo. Lo sa cosa chiedo? Solo un pò di decenza.

Che clima c'è tra la gente?
La gente è insicura, aspetta. E proprio per questo, per il rispetto che meritano nella loro lunga attesa le istituzioni devono fare passi all'insegna della serietà e non della tracotanza.

Lei ha aderito alla manifestazione di sabato 19, perchè?
Perchè dal devastante terremoto che ha colpito la città dell’Aquila lo scorso 6 aprile, sono trascorsi mesi caratterizzati dalla disinformazione diffusa da molti media nazionali, soprattutto da alcune TV, che spesso hanno dipinto una realtà molto diversa da quella che viviamo quotidianamente, oscurando, di fatto, i molti problemi che continuiamo ad avere. La mia adesione vuole avere anche il significato di un grido d’allarme ed è un invito a tutti, istituzioni e cittadini, a vigilare affinché i mezzi di comunicazione non ci abbandonino in questa fase così difficile per il nostro territorio.

Davvero c'è poco da aggiungere, siamo in presenza della ennesima storia di malainformazione. Nei prossimi giorni tenteranno di cancellare le pochissime isole mediatiche diverse sopravvissute, da Anno Zero a Report, anche per queste ragioni, almeno per una volta, sarà davvero il caso di ritrovarsi tutti sabato pomeriggio 19 settembre a Roma in piazza del Popolo per partecipare in tantissimi alla manifestazione per la libertà di informazione indetta dalla Federazione della Stampa. Con noi ci saranno anche tanti amministratori abruzzesi e non pochi cittadini terremotati stanchi di essere presi per i fondelli dal governo e dai suoi organi di informazione.

Giuseppe Giulietti

(14 settembre 2009)

http://temi.repubblica.it/micromega-online/vespa-fa-slittare-ballaro-pezzopane-propaganda-indecente-migliaia-ancora-senza-casa/

Scuola e Università unite nella lotta


Di Fabio de Nardis, Responsabile Nazionale Università e Ricerca Prc-Se

Da Luglio i precari della scuola sono in lotta contro i licenziamenti previsti dalla legge 133 che destruttura il mondo della conoscenza e della formazione pubblica. 57.000 insegnanti perderanno il posto di lavoro solo quest’anno e oltre 150.000 nei prossimi tre. Di fronte a questo scempio non si può rimanere inerti e per questa ragione sono state organizzate forme di lotta pacifiche e radicali in tutto il paese. Occupazione di scuole, iniziative di massa creative che incontrano ovunque la solidarietà dei cittadini.


I precari salgono sui tetti dei provveditorati prendendo esempio dalla lotta vittoriosa degli operai dell’Innse, perché uguale è la rabbia e identiche le ragioni della lotta. Si combatte contro chi umilia donne e uomini con gli strumenti propri di un governo autoritario che si fa beffa delle libertà fondamentali e dei diritti democratici, che continua a diffondere statistiche inventate e pensa di tacitare la protesta degli insegnanti proponendo misure del tutto inefficaci, come i contratti di disponibilità subito ribattezzati contratti elemosina.

Da settimane i precari di Roma sono accampati in condizioni igieniche e atmosferiche a dir poco ostiche di fronte al Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca, trasformando quel presidio permanente in base logistica per la elaborazione di proposte e la pianificazione delle lotte. I militanti di Rifondazione, dei giovani comunisti e i volontari delle Brigate di solidarietà attiva sono al loro fianco cercando di rendere più agevole una forma di lotta defaticante. Il presidio proseguirà a oltranza fino a quando il governo non ritirerà i tagli insostenibili ascoltando le ragioni della scuola in movimento.

L’obiettivo è quello di trasformare l’accampamento
dei precari di fronte al ministero in un luogo permanente di costruzione del conflitto e di elaborazione politica per tutto il mondo della conoscenza. Presto avranno inizio le mobilitazioni anche nelle università italiane altrettanto sfiancate da una politica di tagli irrazionale e da un disegno di legge sulla governance universitaria che completerà il progetto contro-riformatore del governo Berlusconi, così come il disegno di legge Aprea per quanto concerne il settore della scuola. Precarizzazione delle vite, privatizzazione, aziendalizzazione, strapotere dei dirigenti scolastici e dei rettori; così la destra al governo pensa di poter vincere la sfida posta dalla società della conoscenza.

Studenti e ricercatori universitari
sono determinati a mobilitarsi con l’obiettivo di unire il fronte delle lotte, consci che la mobilitazione dei precari della scuola non è una battaglia corporativa ma una lotta ampia che riguarda tutto il mondo della conoscenza per un sistema di formazione pubblico, di massa e democratico. Per questa ragione il coordinamento dei collettivi universitari, insieme ad alcuni militanti di Rifondazione, dei giovani comunisti e agli insegnanti precari sono saliti sul tetto dell’Università di Roma La Sapienza montando tende in solidarietà con le proteste del mondo della scuola e issando striscioni in cui l’obiettivo della generalizzazione delle lotte è ben esplicitato. E non solo delle lotte nel mondo della scuola e dell’università, ma di tutte le lotte che si articolano in una società stanca dell’imbarbarimento civico prodotto dall’azione di questo governo. Per questa ragione una delegazione dei precari della scuola e degli universitari ha partecipato al corteo dell’11 settembre a Roma per il diritto all’abitare e contro la politica degli sgombri sostenuta dal sindaco Alemanno. Per questa ragione parteciperemo alla manifestazione del 19 per le libertà di stampa contro un sistema delle comunicazioni completamente asservito al sistema di potere costituito.

Iniziative analoghe verranno organizzate ovunque in Italia. Così come i precari della scuola e gli operai hanno occupato per giorni i tetti di fabbriche, scuole e provveditorati, così studenti e ricercatori universitari occuperanno i tetti delle università italiane contro la conoscenza precaria, contro il progetto governativo di superamento della crisi sulle spalle degli insegnati e dei ricercatori precari, che sono il corpo vivo della formazione e della conoscenza in Italia.

Per questa ragione Rifondazione comunista
e i giovani comunisti sostengono e partecipano a tutte le iniziative messe in campo dai coordinamenti dei precari della scuola e lavoreranno per la buona riuscita della manifestazione nazionale indetta per il 3 ottobre a Roma su una piattaforma rivendicativa che, oltre a richiedere la salvaguardia dei posti di lavoro e dei livelli occupazionali, pone questioni essenziali per la difesa della formazione pubblica contro gli attacchi delle destre.



venerdì 11 settembre 2009

Centrali nucleari , ecco i dieci siti

da Metro Italia

di Stefania Divertito


Di ufficiale c’è poco. Di ufficioso, praticamente tutto: chi è stato incaricato dal governo di realizzare lo studio di fattibilità per individuare le dieci città “prescelte” per ospitare le centrali nucleari, ha realizzato una lista di massima. Tra queste dieci ne dovranno essere scelte quattro: saranno loro ad ospitare gli impianti di terza generazione che il governo ha intenzione di costruire in Italia. La notizia viene confermata a Metro da uno dei tecnici che ha partecipato allo studio. Esiste una bozza, allo studio del governo. Tre le caratteristiche del territorio prescelto: assenza di sismicità, minore densità abitativa, vicinanza all’acqua, preferibilmente al mare, perché i fiumi rischiano di straripare. Mentre i tecnici cercano le aree, il governo ha già incassato il parere favorevole di Veneto e Sicilia.



ECCO LE DIECI AREE INDIVIDUATE PER LE 4 CENTRALI DA COSTRUIRE



1) Monfalcone (Gorizia). Uno degli elementi decisivi: la presenza del mare


2) Scanzano Jonico (Matera). Già individuato per il deposito delle scorie


3) Palma (Agrigento): la Regione Sicilia si sarebbe detta favorevole


4) Oristano: da sempre la Sardegna è nella top ten per i siti.


5) Chioggia. I cittadini stanno già organizzando le proteste.


6) Caorso. È uno dei siti che già ospita le centrali.


7) Trino Vercellese. Anche qui c’è un impianto in decommissioning.


8) Montalto di Castro: vicino al mare e un sito già individuato in passato


9) Termini Imerese. Pioggia di smentite ufficiali, ma i residenti temono.


10) Termoli: uno studio ne elenca le caratteristiche favorevoli al progetto

Tra gli addetti ai lavori la lista è un foglio che scotta. Che non deve diventare ufficiale, perché scatenerebbe le proteste dei cittadini. Eppure c’è. E contiene i nomi delle dieci città dove dovrebbero sorgere 4 delle centrali nucleari promesse dal governo. Per la maggior parte si tratta dei vecchi siti dove già ci sono gli impianti, ormai in dismissione. Ma ci sono anche delle novità: come Palma nell’Agrigentino o Termini Imerese, scelte figlie della disponibilità annunciata dalla Regione Sicilia. A sbarcare in Italia sarà l’European pressurized reactor di tecnologia francese, figlio della joint venture tra Enel ed Edf che hanno affidato la realizzazione degli studi di fattibilità alla neonata Sviluppo Nucleare Italia srl. Numerosi sono i laboratori coinvolti in questa fase per realizzare la mappa delle città papabili. «È la conferma che la scelta verrà presa con una dittatura nucleare. I siti saranno presidiati militarmente e non sarà possibile avere informazioni», denuncia il senatore Pd Roberto della Seta che sta preparando un’interrogazione parlamentare.


http://www.metronews.it/news-italia/centrali-nucleari-ecco-i-dieci-siti.html?Itemid=30457%3Fexp%3D1

giovedì 10 settembre 2009

"Via la targa per Peppino Impastato" Decisione shock del sindaco leghista

La biblioteca di Ponteranica, nel bergamasco, era stata dedicata al giovane ucciso dalla Mafia
La Picerno (Pd): "Solo politica intrisa di ideologia, la Lega si assuma le proprie responsabilità"



"Via la targa per Peppino Impastato" Decisione shock del sindaco leghista

Peppino Impastato

BERGAMO - Il nuovo sindaco leghista di Ponteranica, in provincia di Bergamo, ha fatto rimuovere ieri la targa voluta un anno e mezzo fa dal suo precedessore di centrosinistra per dedicare la biblioteca civica a Peppino Impastato, giovane siciliano ucciso dalla mafia nel 1978.


Cristiano Aldegani, primo cittadino del paese lombardo, motiva l'iniziativa con il desiderio di onorare personalità locali, suscitando, però, la reazione degli esponenti locali del Pd e dell'associazione antimafia Libera. "Sono polemiche pretestuose - ribatte il sindaco - fatte da persone in malafede. C'è addirittura chi mi accusa di essere pro-mafia, è assurdo".


La rimozione della targa è "sconcertante" commenta Pina Picierno, responsabile "Legalità" del Partito Democratico. Secondo l'ex ministro-ombra, la Lega "fa politica con paraocchi ideologico". Una politica che, a suo parere, è "intrisa di ideologia e di interessi localistici, che dividono e indeboliscono il Paese. Negare la memoria di un giovane ucciso dalla mafia non trova giustificazioni. La Lega si assuma le proprie responsabilità e sia coerente".


Il sindaco, di contro, precisa che l'iniziativa della Giunta "non ha alcuna motivazione diversa" da quella di valorizzare personalità locali, come il sacerdote Giancarlo Baggi, al quale sarà presto ridedicata la biblioteca. A fine giugno, dieci giorni dopo le elezioni, c'era stato anche un incontro, che lo stesso Aldegani definisce "cordialissimo", con i rappresentanti locali di Libera. In quell'occasione si era parlato di un'eventuale manifestazione "riparatoria" dedicata ad Impastato. Tuttavia, oggi il sindaco fa un passo indietro spiegando che prima di riproporre l'idea della manifestazione dovrà sentire "la volontà della Giunta e della maggioranza".


(10 settembre 2009) http://www.repubblica.it



Lasme, Simonetti-Di Sabato (Prc):simbolo operaio di riscatto

“L’incontro del segretario nazionale del Prc, Paolo Ferrero, con i lavoratori in presidio dello stabilimento Lasme di Melfi conferma l’impegno del Prc, ad ogni livello politico ed istituzionale, a sostenere una battaglia diventata un ‘simbolo di riscatto’ per i lavoratori non solo della Basilicata ma dell’intero Paese, per nulla rassegnati a scelte di chiusura delle fabbriche e di mandare a casa i lavoratori”. E’ quanto sostengono in una dichiarazione congiunta la Presidente del gruppo Prc in Consiglio regionale, Emilia Simonetti, e il segretario regionale dello stesso partito, Italo Di Sabato.

“Le parole di Ferrero – continuano gli esponenti di Rifondazione Comunista – non si sono certamente limitate alla solidarietà, che del resto abbiamo espresso dal primo momento e ribadito in tutti gli incontri che abbiamo avuto in queste settimane con gli operai in lotta. L’iniziativa del Prc è a sostegno di un progetto di salvaguardia dei posti di lavoro e delle attività produttive dell’indotto Fiat come di tante aziende in crisi, quali la Spalberg di Viggiano dove 27 operaie sono da tempo protagoniste di una lotta senza interlocutori imprenditoriali. La stagione dell’autunno operaio e di un nuovo protagonismo popolare – continuano Simonetti e Di Sabato – è iniziata in anticipo perché la crisi si è fatta più pesante e perché da parte del Governo di centrodestra non ci sono indicazioni all’altezza dell’emergenza lavoro che vive il Sud in particolare”